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Intervista a Totò Antibo

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Scritto da mario di santo
Interviste
Pubblicato 08 Maggio 2011

Lo sguardo fiero del vecchio leone, mai domo. Secoli di storia chiusi in quegli occhi verdi, forti e, nello stesso tempo, così fragili. Questo è Salvatore, Totò per tutti, Antibo. Atleta e portabandiera dell'atletica italiana degli anni '80 e '90, detentore ancora del record italiano sui 10.000m (27'16”n.d.r) e sui 5000m (13'05" n.d.r). La sua storia, è nota a tutti i cultori dell'atletica: ancora nel pieno della sua carriera agonistica, fu colpito da quel male oscuro, chiamato epilessia. Da qualche anno, si organizza una gara a villa pamphili, in favore della LICE, Lega Italiana contro l'epilessia, per raccogliere fondi per la ricerca e, ovviamente ,Totò è il testimonial di questa manifestazione. Al suo cospetto, si ha quel rispetto, di chi sa di aver davanti a sé, un uomo che è stato per l'Italia un motivo di orgoglio, per tanti anni con le sue imprese sportive. Basta un input e, lui si apre con me, come fossi un vecchio amico. Gli chiedo del suo rapporto con la corsa e con la Fidal, di come possano essere cambiati in seguito alla malattia e, del messaggio che vuole lanciare con questa iniziativa.

La corsa, è la sua vita, lo ha fatto diventare un campione e gli ha dato tutto, come lui ha dato tutto alla corsa: “io non ero nessuno e sono diventato qualcuno con l'unica cosa che sapevo fare bene, correre”. Per lui non è cambiato nulla, la corsa continua ad essere la sua vita “se non potessi correre, mi butterei dalla finestra”, la sua forza, è nel non mollare “ ci sono malattie molto più gravi, io ho circa dodici crisi al mese, ci convivo, ma l'importante è non essere soli nei momenti in cui si pratica sport”. Il suo è un incitamento ad uscire fuori dal silenzio e dalla vergogna di una malattia che, se conosciuta, ti dà modo di poter vivere, lavorare e fare sport; il suo rammarico e la sua rabbia crescono quando, guardandosi intorno, non vede, tra i presenti, famiglie con bambini malati di epilessia “ so di famiglie che non mandano i figli a scuola o a fare sport, per vergogna ed ignoranza sulla malattia. Bisogna battersi e vivere nella normalità di una malattia che è vissuta ancora con troppi pregiudizi e che troppo spesso lascia soli”. Solo infatti, Totò lo si è sentito, soprattutto, i primi anni dopo la fine della sua carriera, quando le istituzioni sportive, lo avevano abbandonato, senza riconoscergli i dovuti meriti, non solo morali, ma anche economici. Fortunatamente dal 1994, grazie ad una specifica legge, Totò percepisce un sussidio mensile di 1300€, che gli permettono di vivere e mantenere la propria famiglia dignitosamente. Totò ci tiene a lanciare un ultimo messaggio a tutti i genitori “fate vivere ai vostri figli malati, una vita normale, con le dovute attenzioni, senza precludergli nulla, tanto meno la gioia di praticare uno sport”. Saluto Salvatore che mi lascia per andare a scaldarsi per la gara, mi saluta affettuosamente con un abbraccio e parte di corsa...verso la vita.

A fine gara, mi si avvicina una signora con lo sguardo smarrito, mi chiede chi sono, come mi chiamo, cosa faccio lì e qual è la mia professione e, ascoltate tutte le mie risposte, mi dice: “ io sono epilettica e sono rimasta sola....”. L'auspicio di tutti i presenti alla manifestazione di oggi, è che non si spenga l'attenzione su questa malattia dopo questa giornata e che, si pensi più spesso a chi non sta bene e, a quanto poco basterebbe, per aiutare chi soffre e che, troppo spesso combatte con l'abbandono e la solitudine. Con l'epilessia si vive e, si corre.

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