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Giorgio Calcaterra: tra il Passatore ed i Mondiali, scelgo il Passatore!

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Scritto da Caterina Fusco - Redazione romacorre.it
Interviste
Pubblicato 05 Ottobre 2011

Presentare Giorgio Calcaterra, a chi fa parte del mondo del podismo, senza cadere nella retorica e senza dire ciò che si è già detto, è impresa ardua. Ormai di lui si sa quasi tutto ed è meglio lasciare a Giorgio la parola, nel raccontarsi e nel raccontare la sua lotta contro un fastidioso problema fisico, con cui molti podisti si trovano a fare i conti.

Giorgio, cominciamo dall'inizio, o meglio da un anno fa. Dopo un periodo intenso di gare, scopri di avere un'ernia estrusa alla schiena e da lì lo sconforto di non poter correre e addirittura guidare (quindi lavorare).

D-Come hai vissuto quel momento della diagnosi?

R-Male, molto male! Non poter correre per uno come me è dura, ma lo è ancor di più non essere autonomo, non poter camminare, stare seduto, guidare e lavorare. Ho cominciato a vedere tutto nero, e la mia mente ha ingigantito il problema. La cosa peggiore era provare dolore in qualsiasi momento.

D-Come hai deciso di curarti?

R-Ho provato diverse cure, dai farmaci al riposo dal chiropratico all’osteopata, dalla tecar alla posturale, dall’agopuntura a l’ozonoterapia, dal nuoto ad una cintura addominale…

D-Chi ti ha consigliato?

R-Ascoltavo tutti i consigli che le persone mi volevano dare, sono stati tanti e nel limite del possibile ho cercato di seguirli tutti.

D-Chi ti conosce bene, sa come tu sia avverso a seguire i “consigli” medici e come, alla fine, solo tu prendi le decisioni x te stesso, anche questa volta è andata così?

R-Questa volta il dolore era tanto e non passava e quindi ho seguito molti pareri, ma alla fine ho fatto quello che mi diceva il mio istinto, e ho evitato il consiglio che forse sarebbe più stato facile seguire: l’operazione.

D-Lo scorso ottobre, dopo 3 mesi dai primi sintomi, ti sei sottoposto ad un ciclo di cortisone che ha influito molto anche sulla tua vita privata ed il tuo stato d'animo. Eri un Giorgio irriconoscibile, in preda al dolore e alla sofferenza di non poter fare ciò che più desideravi:correre.

R-Il cortisone attenuava molto il dolore, ma anche il mio stato mentale… vedevo tutto in maniera diversa. Si, in effetti in quel periodo non ero me stesso.

D-Come hai vissuto quel momento?

R-L’ho vissuto giorno per giorno, soffrendo, in attesa che cambiasse qualcosa.

D-In quel periodo, x la prima volta da quando corri le 100km, sei stato costretto a saltare i Mondiali a Gibilterra, hai temuto che x te si fosse concluso un ciclo?

R-Si, l’ho temuto. Mi avevano detto che se mi fossi operato il mio dolore sarebbe terminato, ma non avrei più potuto fare quello che avevo fatto fino a quel momento. Quindi anche se non mi sono mai dato per vinto, ho temuto che non mi sarei ripreso e che non avrei più potuto correre una cento km a certi livelli.

D-A gennaio di quest'anno, sembrava che ci fosse stato un leggero miglioramento del tuo problema alla schiena, ma poi a marzo la scelta di tentare l'intervento.

R-A dicembre ho ripreso a guidare il taxi ma solo per poche ore al giorno. Poi con il passare del tempo ho ripreso a lavorare più ore e sono ripeggiorato. Poi a marzo per un caso non ho ne guidato ne lavorato per tre giorni, e ho capito che era la macchina e non la corsa a farmi male. Avevo fissato l’operazione per il 22 aprile, ma in quel caso avrei dovuto rinunciare al mio Passatore. A quel punto ho deciso di provare a sospendere nuovamente il lavoro e di provare ad allenarmi di più ed è andata bene.

D-Poi cosa è successo? Perché non ti sei più operato?

R-E’ successo che non guidando stavo sempre meglio e che ho capito che l’operazione sarebbe stato meglio rimandarla.

D-Da quella decisione è cominciata la tua rinascita nella corsa e hai cominciato a preparare il Passatore?

R-Si, da quel momento ho smesso di aver paura e ho cominciato ad incrementare i km settimanali fino a portarli a 220.

D-Ma ancora non riuscivi a guidare...

R-No, alcuni movimenti come la guida o lo stare chinato, ancora non mi erano permessi.

D-Poi la vittoria inaspettata, x la sesta volta consecutiva, cosa hai provato?

R-Si, inaspettata la vittoria e inaspettato il tempo finale. E’ stata una gioia immensa, sono arrivato stanco ma senza dolori.

D-La vittoria ebbe un sapore diverso dalle precedenti, immagino.

R-Si, il sapore è stato diverso ero incredulo per il crono finale, non avrei mai creduto di poter correre in quel tempo! Un sapore dato anche dalla gioia di aver corso senza dolore, senza crisi, con una determinazione che credevo di aver perso.

D-Il tempo di recuperare, x te veramente breve e hai iniziato la preparazione x il Mondiale che si è svolto a settembre a Winschoten. Un'estate passata a correre con il caldo, cosa ti ha dato la forza?

R-La forza non me l’ha data nessuno, correre mi piace, mi fa sentire libero e felice. Certo ogni tanto la stanchezza si faceva sentire, ma la possibilità che mi ha regalato la sorte, doveva essere onorata.

D-Questa seconda vittoria mondiale è la tua personale vittoria contro la malattia?

R-No, il Passatore è stata la mia piccola “vittoria”, il mondiale è stata una bellissima gara.

D-Molti pensano che il tuo problema fisico non sia importante, perché è impensabile che una persona con quel problema, possa fare ciò che hai fatto tu. Cosa rispondi loro?

R-Si, sembra assurdo che io possa correre per 100km e che abbia problemi a guidare per 10 km. E’ dura non poter fare il mio lavoro, ma nella vita c’è di peggio, quindi non mi lamento e gli dico che capisco la loro perplessità.

D-Come sta oggi la tua schiena?

R-La schiena non mi hai mai fatto male, quella che mi fa male è la mia gamba sinistra, evidentemente la mia ernia tocca sul nervo sciatico. Mi fa male ma per fortuna è un dolore sopportabile e che comunque sparisce quando corro.

D-Continuerai a correre le 100km?

R-Non lo so, conoscendomi penso di si, ma non ho ancora preso una decisione definitiva.

D-Sei soddisfatto dell'organizzazione dei Mondiali di 100km o vorresti che cambiasse qualcosa x

voi atleti?

R-Vorrei che il mondiale della 100km fosse un po’ meglio considerato e meglio organizzato, ma so che questa disciplina ha bisogno di tempo per crescere e non me la prendo.

D-Una domanda finale: se i prossimi Mondiali coincidessero con la Gara del Passatore,ma in un'altra località (in realtà saranno solo due mesi prima a Seregno n.d.r.), tu quale sceglieresti di correre?

R-Il Passatore. Il primo amore non si scorda mai! :-)

D-Vuoi dare un messaggio a chi combatte ogni giorno con una malattia più o meno invalidante?

R-La sofferenza è una cosa terribile, ma la vita può riservare belle sorprese e quindi vale la pena di combattere e di vedere cosa c’è dietro l’angolo. A chi è malato o a chi soffre, dico coraggio, non mollate!

Grazie Giorgio, generoso come sempre e... ad maiora!


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