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Correre per due giorni: Tiziano Marchesi

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Interviste
Pubblicato 18 Giugno 2010

 

Leggono il titolo e subito chiedono: senza fermarsi mai? Beh, qualche sosta obbligata questi straordinari atleti la fanno, ma non dormono mai, questo è sicuro.

Abbiamo chiamato Tiziano Marchesi, primatista italiano delle 48 ore (404.055 km.), fresco reduce dal mondiale delle 24 ore di Brive, e gli abbiamo posto qualche domanda,  a cui ha cortesemente risposto.

 

AF: Allora Tiziano, raccontaci un poco come è andata a Brive.

TM: guarda Franco, a Brive non ci dovevo neanche andare. Infatti avevo programmato di fare la 48 ore indoor di Brno, che di solito si corre in marzo, ma poi Tomas Rusek ha deciso di spostarla a settembre, e quindi mi sono trovato allenatissimo ma senza gare. La corsa di Brive l'ho fatta più che altro per la squadra ma anche per collaudare la mia preparazione per Brno, che farò comunque perchè vorrei prendermi anche il record nella modalità indoor.

 

AF: però, mica male la preparazione, visto il tuo grande record personale! A proposito di preparazione, quale rapporto hai avuto con lo staff nazionale?

TM: Mah, senti, per motivi di lavoro non ho avuto modo di partecipare ai raduni, quindi per me era tutto nuovo. Per questo motivo ho incontrato lo staff solo mezz'ora prima di partire per Brive. Ho chiesto di non dover cambiare le mie abitudini in gara, e sostanzialmente l'ho ottenuto. Invece della pasta ho avuto delle patate lesse e mi sono dovuto accontentare.

Anzi, colgo l'occasione per ringraziare Franco Bini che ha provveduto. Inoltre ho assunto un antidolorifico, assolutamente consentito dai regolamenti, secondo mia abitudine. Tutti i ventiquattristi hanno abitudini consolidate, collaudate in molte gare, e tendono naturalmente a mantenerle. Trovo un poco rischioso cercare di cambiarle di punto in bianco. D'altronde siamo tutta gente adulta, spesso con famiglia, non degli adolescenti sconsiderati!

 

AF: ma scusa, antodolorifici e caffè non erano stati "sconsigliati"?

Si, ma che ne ha l'abitudine li ha presi lo stesso...

 

AF: La gara è andata molto bene, e tanti complimenti a tutti!

TM: è stata una grande esperienza di squadra. I ragazzi sono fantastici e Ivan Cudin penso che abbia solo cominciato a stupire: può migliorare ancora...

 

AF: Glielo auguro anch'io, ed anche agli altri. Parliamo adesso dei tuoi programmi futuri.

TM: ti ho detto di Brno. Ci tengo particolarmente, perchè la 48 ore è diventata la mia passione e ci tengo proprio a conquistare anche il record indoor. Inoltre Tomas Rusek mi ha detto che quest'anno ha trovato un nuovo edificio dove ricavare il percorso di gara, che sarà più lungo, arrivando a superare i quattrocento metri...

Poi, per l'anno prossimo, vorrei proprio riuscire a partecipare a Surgeres, la 48 ore più classica che c'è. Sento che la piccola pista in cenere mi sta aspettando e non posso deluderla!

Mamma mia, mettere i piedi sulle corsie dove hanno corso Yiannis Kouros, Jean-Gilles Boussiquet, Gilbert Mainix, Wolfgang Schwerk, correre insieme a Ryoichi Sekiya e gli altri grandi... credo proprio che quel giorno un piccolo prezzo all'emozione dovrò proprio pagarlo!

 

AF: certo che correre per due giorni, intorno ad una pista o ad un piccolo circuito, è un bello stress!

TM: Stess è un parola che comprende tante cose. Ci sono i piccoli sovraccarichi fisici, a carico dell'apparato loco-motore, i piccoli problemi di assorbimento dei nutrienti, e via andare... ma i problemi maggiori sono di carattere psicologico. Arriva sempre il momento in cui uno si chiede: ma a me chi me lo fa fare? Non c'è risposta, naturalmente. Sappiamo però che quelli che vincono non sono quelli che non hanno problemi simili, ma quelli che hanno imparato ad affrontarli!

 

In effetti i problemi che vengono in evidenza quando si affrontano prove del genere sono ancora pochissimo studiati. Qualcosa esiste in campo assicurativo, per soddisfare l'esigenza di valutare la capacità di fornire lavoro in condizioni di bio-ritmi alterati. Qualche studio dai risultati sorprendenti è stato fatto sui ritmi circadiani e un'esperienza sull'uso dei grassi viene condotta da qualche anno in Giappone (e i risultati si vedono). Lo stesso Yiannis Kouros si caratterizzava per l'uso di caffè (diluito) durante tutta la corsa.

Il record italiano delle 48 ore stabilito lo scorso anno in Austria, rappresenta una grande prestazione, anche perchè si tratta di un record "fatto in casa". Tra l'altro è da sottolineare che nel 2009 è stato il secondo risultato al mondo, dietro solo all'australiano Martin Fryer, migliore anche di quanto fatto dal grande giapponese Ryoichi Sekiya. Attendiamo quindi con comprensibile interesse l'esito dei suoi futuri tentativi.

 

A questo punto lasciamo Tiziano Marchesi, del quale riparleremo certamente in occasione delle sue prossime imprese, che di certo non mancheranno, anche a a causa della solidità morale e della schiettezza del personaggio.

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