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Le opinioni di un runner. 30 = 3 x 10 (ovvero: quando la somma non fa il totale)

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 24 Ottobre 2015

somma30. – “Allora, Mr., non la commenti la ’30 del mare di Roma’?”. Questo l’invito ricevuto nel mentre si sudava, del tutto disordinatamente, lungo l’Appia Pignatelli. Per la verità non avevo nulla da commentare, per cui avevo pensato che fosse il caso di soprassedere. Si vive bene – ne sono persuaso – anche senza le mie chiose. Poi, mi son detto, la notorietà deve pur essere ripagata, con i talenti che qualcuno, benevolo, gli ha prestato. Ad indurmi a questo piccolo sforzo è stato il titolo che, affacciatosi alla mente mentre pensavo all’impegno della successiva domenica, ha reso tutto ciò inevitabile.

Sulla “30”, questa volta, solo impressioni positive, tolte tre cose. La prima è una partenza “smozzicata”. Capirete che, in questo modo, si fa un po’ di fatica a mettersi, sin da subito, sulla media di 4min/km... La seconda è stata la variazione del percorso, privato del passaggio all’interno del “Porto di Roma” (come se il transito dei podisti aggravasse una storia di tangenti) privandoci, peraltro, dei più bei bagni che abbia mai visto quel giorno che occorsero. Infine, il clima sul benigno solo, qui e lì, alterato da una leggera brezza.

Per il resto, il cambio di governance (intravisto un Burtone praticamente in ogni posizione) ha risolto i malaugurati problemi ai ristori verificatisi la scorsa edizione. L’acqua quest’anno l’attendevamo in abbondanza, per lo più dal cielo.

Poi, la “30” è sempre una distanza impegnativa più per la testa che per le gambe. Figuriamoci per chi, al momento, è privo di entrambe. A soffrir fino all’entrata nello stadio, roba che, in altri momenti, la visione di una pista avrebbe messo le ali ai piedi anche ad un moribondo. Si vede che la luce alla fine del tunnel ancora non si vede. Sperando, come da notoria freddura, che non si tratti del treno dell’imminente impatto frontale.

Intanto, Matilde va. Ma, forse, se ne va il mare “libero” per via di barriere sempre più invasive al diritto di accedere all’arenile.

3. – Il “3” è il “3000” in pista che i Bancari hanno disputato per rinnovare il proprio tributo di affetto ad Andrea Moccia che, lentamente, si avvia sulla strada del ritorno. Rispetto alla velocità che lo ha caratterizzato, appare un ingiusto contrappasso, ma posto sul piatto di ben altra bilancia, l’esito poteva essere tragicamente diverso. Per cui festina lente. Esattamente come lo Stadio delle Terme che, seppur con la pista rinnovata, sta vivendo uno di quei momenti che fanno seriamente dubitare dell’intelligenza dei responsabili del nostro sport. Ma, tant’é ed è già qualcosa che, almeno per qualche iniziativa, questa pista venga sfruttata a dovere.

Per inciso, incontrato, con grande piacere, il nostro Paoletto (che, poi, mi dirà che hanno concluso con grande trasporto mangereccio).

10. – La Roma Urbs Mundi ritorna con la sua edizione XVI. Una gara della quale non avevo mai sentito parlare ma che se uno dice: “Run for Food”, oppure “Hunger Run” tutti comprendono di cosa si parla. Sul sito, comunque, c’è la storia di questa iniziativa, tanto per riannodare i fili della memoria ( http://www.romaurbsmundi.it/).

La gara è stata organizzata dai Bancari Romani, con la consueta professionalità, su un percorso “cattivello”. Bello, ma faticoso, almeno per chi ha disputato la competitiva sui 10K. Per gli “amatori” sui 5K, una passeggiata attorno al Colosseo che male proprio non fa. Gli altri sono andati fino all’Aventino e dopo alcune salite, tra cui quella di Viale Giotto, hanno concluso in bellezza (e, come si conviene), all’interno dello Stadio delle Terme.

La partecipazione – così ad occhio – mi è parsa scarsa, memore del passato in cui era necessario “contenere” l’irruenza dei non competitivi affinché non invadessero gli spazi destinati ai “professionisti”. Peccato per chi non c’era. La gara meritava maggiore attenzione, al netto dei soliti furbi (ne ho visti un paio “placcati” prima dell’entrata nello Stadio) a cui piace correre, ma gratis e in barba alla fatica che comporta organizzare competizioni del genere, in una città come Roma, in cui – com’è notorio – la minima differenza dal consueto finisce per provocare una paralisi.

Dopo il consueto abbraccio al Gambini (che, tra un po’, consegue un altro personale ...), tanti compagni visti per strada (anche nell’ambito dei “servizi” di supporto), tra i quali un beffardo Cacchioni che, sorridente come al solito, in decisa progressione lascia gli ormeggi su Viale di Porta Ardeatina... e non ce ne sarà per nessuno. Solita grande gara per il nostro Battisti che riceve gli omaggi di una giovane 45enne che ha dichiarato di utilizzarlo come ideale pacemaker e non da questa gara. Un M70 di una tenuta assolutamente invidiabile. Per parte mia, a parte gli sfottò di Tundo, mi colloco a ruota di Ottavio senza sapere bene come andrà a finire.

Una chicca. Al gazebo degli Arancioni, veniamo in possesso (pagando, beninteso) del cd “The Last Radio” degli Officine Marconi ( https://www.youtube.com/user/OfficineMarconi2010/videos). Un progressive con un evidente debito alle sonorità dei Pink Floyd. Un autentico tuffo nel passato per chi ha cominciato il suo percorso musicale con i Genesis (quelli “veri”, ossia quelli con Peter Gabriel) ma non ha tralasciato le grandi esperienze di casa nostra dei primi anni ’70, come il Banco dell’indimenticato Francesco di Giacomo, gli Area di Demetrio Stratos, il primissimo Alan Sorrenti, i New Trolls con le liriche di Bacalov e le Orme guidate da Aldo Tagliapietra. Tanto per ricordare che, ai quei tempi, non eravamo secondi a nessuno (basti “YS” di Balletto di Bronzo, di cui ho un raro vinile).

30 = 3 x 10. La somma non fa affatto il totale. Anzitutto perché aritmeticamente parlando non si tratta di una addizione. Inoltre sono termini che hanno storie e vissuti piuttosto diversi sotto quasi ogni punto di vista. Tranne uno che è l’unico comune denominatore: qualcuno che corre. E questo sì che fa il totale.

Cosa vi induce a credere che, in passato, ci sia stato un solo diluvio universale?

sfidiamo

anche la fretta

del momento

che ci trascina verso l'errore

(Officine Marconi, Working Bravely)

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