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Le opinioni di un runner. In giro per Ravenna (Città d’Arte e di amicizia)

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 12 Novembre 2015

medaglia-ravenna-2015A Ravenna bisognava proprio andare. A tacer d’altro per la sua bellissima medaglia che, realizzata a mano da una artigiana, rappresenta un “tema” in forma di mosaico (disponibile, nella sua forma “scalare” anche come orecchini al costo irrisorio di due deca). Quest’anno l’ispirazione è legata ai colori di Klimt (http://maratonadiravenna.com/wp/medaglie/la-medaglia-2014/).

La partecipazione era, poi, un impegno che, con il Comandante Aureli, avevamo assunto in quel di Collemar-athon, ed abbiamo mantenuto la parola, in qualche modo, come si dirà, proprio di fonte a Lei. Infine, se fossi giunto a Ravenna senza farmi vivo al negozio di cappelli di Roberto Manzoni (www.robertomanzoni.it), il titolare me l’avrebbe sicuramente fatta pagare.

Tante ragioni, una sola volontà: rivedere questa bella città. 

Alla trasferta, tra disguidi e problemi dell’ultima ora, si è aggiunto anche il buon Enrico con il suo buon umore. Prima ancora di recuperare il pettorale, una passeggiata per il centro storico, nonché una visita guidata, da parte del Manzoni di cui sopra, nel suo mondo affascinante che è costituito dall’abbigliamento maschile, dalle imbarcazioni, nonché dalla buona tavola. All’Osteria dei Battibecchi – ospiti della pepata titolare Nicoletta – assaporiamo la differenza tra le tagliatelle bolognesi e quelle di Ravenna: lì la sfoglia è impalpabile ed il ragù di colore più tenue; qui lo spessore si fa sentire, così come il sugo di una maggiore corposità. Ovviamente, con una bella bottiglia di Sangiovese. 

Conosciamo anche Anna Finelli, l’Autrice delle medaglie che, per ironia, è più conosciuta dai maratoneti che non dai suoi concittadini (del resto nel suo sito che porta il nome della nonna – www.annafietta.it – non ne fa colpevolmente parola). Nel mentre, nella piazza più importante, si svolge una manifestazione sul cioccolato.

In questo contesto, a completare il quadro siffatto, si colloca egregiamente la XVII edizione della Maratona della “Città dell’Arte” che, a testimonianza dell’accoglienza della gente di Romagna, prevede una “mobilitazione” podistica generale: dalla Family Run, alla 10,5K, alla Mezza, fino alla distanza regina. Il percorso si presta a questa combinazione. Rispetto a quello di qualche anno fa – mi dicono i bene informati – molto criticato, si è giunti a quello attuale in cui si corrono due giri uguali di 10 chilometri nel centro storico, per poi partire verso il mare (Punta di Ravenna) e, quindi, rientrare verso il traguardo. 

Un’altro pregio non secondario. Le maratone in queste nostre città “minori” consentono di evitare i risvegli traumatici. Uscire alle 9,20 dall’albergo per recarsi alla partenza rinfranca lo spirito, così come un clima decisamente bello. 

Nonostante i poco più di 1000 partecipanti per la distanza più lunga, la condivisione del percorso per le altre gare crea quell’atmosfera festosa che fa sempre piacere. In più si incontrano sempre persone amiche, a cominciare dai compagni di squadra (Enzino ed il Tundo su tutti), per passare al mitico Paolo “The Golden Lion”, rivisto con tanto piacere dopo tanto tempo. 

Visto che per me si trattava del lunghissimo in vista di Firenze, l’idea era quella di andare senza troppo affanno (cosa riuscita perfettamente al Comandante). Per colpa del citato Tundo, invece, ci allunghiamo verso i pacer delle 4h,15 e la gara prende un’altra piega. Almeno per me.

Verso il km 12 in lontananza scorgo la compagna Matilde che merita di essere “accompagnata” almeno fino alla Mezza. Dopo circa tre chilometri compare Claudio con la maglietta di Collemar-athon. E’ un segno del destino. Lo raggiungo per confermargli – se ce ne fosse bisogno – che la sua è la più bella Maratona italiana e che qualcuno si era preoccupato di aver visto “scomparire” la certezza della data prevista per l’edizione del prossimo anno. Dietro di lui, in “incognito” c’è pure Annibale. Ossia quell’Annibale, Presidente del Comitato organizzatore di detta gara. A chiacchierare abbiamo corso circa 5 chilometri senza neppure avvertire la presenza del manto stradale (lui aveva appena fatto Lisbona). 

Può darsi che Collemar-athon piaccia particolarmente solo al sottoscritto e che, quindi, le lodi possano essere viziate da una quota di piaggeria. A smentire questa ricostruzione interviene altro podista che, visto il “logo”, esplicita gli stessi identici complimenti. Chi l’ha corsa non solo ritorna in quel di Fano, ma ne manifesta la sua unicità alla prima occasione.

Un tratto viene corso con Alessio dei Forest Gump che si era defilato dai suoi compagni. Scherziamo con una tizia con un gonnellino e le “orecchie” da Minni. Ed ecco che, 100 metri più avanti, c’è una spilungona con lo stesso abbigliamento (ehm ... sopra una regolare tenuta ginnica). “Ma io quella la conosco!”. E, infatti, è la nostra Marilena che va necessariamente raggiunta, come si conviene tra compagni di squadra.

Non si sente affatto bene, fa fatica nel procedere innanzi, forse per il caldo o per una prima parte troppo veloce. Qualunque sia il motivo, nessun compagno si lascia in difficoltà. La sostengo nella parte più ostica, ossia dal km 25 al 36 circa, ossia il lunghissimo “giro di boa” di Punta di Ravenna. Qui non si può non ricordare Enzino Gianni al quale debbo il “soccorso” in almeno quattro Maratone (per tacere del Comandante che mi ha raccolto col cucchiaino a Roma). E i debiti si pagano.

Alla fine usciamo dal tunnel, in quasi contemporaneo arrivo sia di un redivivo Tundo che dei pacer delle 4h,30. In realtà costituito da un “solitario” Giovanni Grossi, il cui passo non consente di stargli vicino se non per poche centinaia di metri. Sufficienti per riprendere un pochino di vigore. E’ giunto il momento di darsi una mossa, per quanto contenuta.

Il percorso ha alcune variazioni di pendenza (moderate) e passa all’interno di un piccolo parco prima di rientrare nel centro della città. Si allunga il passo e si “respira” l’aria dell’Arrivo. A poco più di un chilometro affianco Fabio alla sua prima prova. E’ sostenuto da un podista esperto (tornato a “prenderlo”) che lo incita con tutto quel campionario di frasi che uno può comprendere solo dopo che la prima maratona l’ha completata. Nonostante la tentazione di rallentare che risulta evidente dal suo stato di fatica, facciamo di tutto affinché il “nostro” Fabio smetta di pensare e segua i passi attorno a lui. Il lungo rettilineo finale di Viale di Roma sembra fatto apposta ...

Si chiude in bellezza.

Qui va inserito ogni complimento agli Organizzatori per un successo più che meritato.

Il piccolo manipolo di Bancari completa la missione nell’altro ristorante della citata Nicoletta in Piazza del Popolo (“Due Dame”), comprensibilmente soddisfatti.

A Ravenna – credetemi – bisogna proprio andarci o, come nel nostro caso, ritornarci.

 

Questa “cronaca” è dedicata con affetto a Roberto, ed al Suo feltro di cui sono ora un entusiasta proprietario.

 

P.S.: Il nostro Ferrari i due giri della “Mezza” se li sarebbe “mangiati” ...

 

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