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Le opinioni di un runner. Firenze 2015 (o del lampredotto)

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 05 Dicembre 2015

porcellino firenzeAnche Firenze è trascorsa e si conferma come una bella maratona. Il clima è freddo ma, almeno, non piove il che è, di per sé, una bella consolazione. Restano comunque sempre 42K e spicci. Era previsto un rendez-vous col Pirata per il rinnovo del rito del caffè pre-gara. Entrambi appostati non-si-sa-dove, sta di fatto che siamo partiti orfani della tradizione. Alla partenza, ad ogni modo, i compagni non mancano mai.

Questa volta è il Maurizi con il quale si corre un bel pezzo, poi subentra Massimiliano Monti che, passetto passetto, arriva (e bene). Lungo la strada si fa amicizia con Erika e Laura (di Latina) che sono ‘assistite’ da un grande tifo di supporto, evidentemente portato da casa. Alcuni podisti, sulla maglia blù dedicata al 150 anno di Firenze capitale d’Italia, hanno fatto scrivere “My First Marathon” e, per ciò stesso, vanno incoraggiati (e rassicurati): Manuela parlo di te. Ci si chiede dove fosse il Pirata (partito molto arretrato). Il tempo di finire il conciliabolo che compare al km 9 dando l’idea di una perfetta tenuta a metà strada tra la velocità e l’avvedutezza. Fino al km 20 si viaggia tranquilli. Al ristoro, però, mi accade un “piccolo” contrattempo. Nel mentre “schivo” i ristori dedicati ai top runner, un podista di qualche strano paese nordico e di stazza discreta (ad occhio sui 100kg per 1,90) mi prende in pieno con una ginocchiata sul retro coscia. Scuse sperticate ma la frittata è fatta. Per fortuna, anche se piano, ero in movimento sicché non mi sono “spalmato” sull’asfalto. Diciamo che, con il freddo, poteva anche andare peggio, però la “botta” è arrivata, inattesa e potenzialmente destabilizzante. Ma la regole la conoscete bene: pure strisciando, la medaglia si porta a casa. Tanto, sul tempo, più di tanto non si può incidere. Il top runner, alla prima avvisaglia di alterazione dei piani previsti, torna in albergo. Noi no. Finché fisicamente si può si va avanti. Quasi come monito, un paio di chilometri dopo, un podista è steso a terra e qualcuno, in attesa dei soccorsi, effettua un massaggio cardiaco. Per la cronaca ce la farà (ad arrivare vivo in ospedale). Al Km 32, nel mentre mi baloccavo con gli ultimi successi degli EMA, penso al Pirata. Ormai avrà finito superando quel confine che esiste sempre la volontà ed il risultato per il quale non sussiste una relazione necessitata. Una topesia svedese mi chiede se è tutto “ok” al che, oltre al piacere di immaginare che qualcuno si preoccupi degli altri (si, si corre soli, ma non del tutto …), mi fa sorgere, un pochino preoccupato, l’interrogativo su quale aspetto abbia. Magari è invece il maschio fascino dell’italico podista. Alla fine la medaglia arriva e la si festeggia nel solo modo in cui lo farebbe un fiorentino “doc”. Allo storico mercato del “porcellino” (che, ad onor del vero, è un cinghiale) si cerca di agguantare un panino col lampredotto (come si conviene, bagnato e col “verde”). L’ultimo è stato il mio, segno che il premio arriva … se uno gli conferisce il giusto senso. Parliamo di un vero e proprio capolavoro che appare offensivo chiamare “cibo da strada”. Poi, un inatteso colpo di scena. Il Pirata non consegue l’obiettivo per il quale ha tanto a lungo faticato. L’ultimo “personale” sfugge di mano, con il comprensibile scoramento. L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare! … Al momento non c’è verso di vedere il bicchiere mezzo pieno, ma sono certo che non va a finire così. Già stiamo favoleggiando di Ravenna del prossimo anno. Lo porto “a rimorchio” per i primi due giri e dopo, complice una sonora pedata nel posteriore, dovrà correre una mezza in 1h50. Il podista è così. Orgoglio e follia. Questo asfalto non è solo bitume, ma è intriso del sudore e del sangue dei podisti.

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