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Le opinioni di un runner. Alla RomaOstia 2016 (Per nulla domi).

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 15 Marzo 2016

ro2016La RomaOstia è una piacevole ricorrenza nel quadro del podismo di livello nazionale. Un appuntamento al quale, di anno in anno, pochi vogliono rinunciare, a cominciare proprio dai Bancari romani che la organizzano.

La “creatura” di Luciano Duchi è, oramai, più che adulta. Con le sue 42 primavere costituisce un vanto del nostro podismo e – come credo – anche delle nostre istituzioni che hanno molto bisogno di manifestazioni in grado di “aggregare” le persone e, soprattutto, concorrere alla valorizzazione della nostra città.

 

Il breve commento di questa edizione è strutturato come un piccolo ed improprio bilancio. Necessariamente improprio poiché iniziative del genere richiedono valutazioni molto complesse che non possono essere seriamente compendiate in poche frettolose righe.

Prima di tutto, alcune pecche.

A causa di una sveglia davvero antelucana, alle 7 ero in zona “partenza”, prima ancora che lo speaker mettesse mano al microfono. Il clima, per fortuna, è passabile però ho comunque sentito la mancanza di un luogo (per es. un tendone) dove potersi cambiare in tranquillità (e, ovviamente, al coperto). Che succederebbe qualora piova a dirotto, o faccia molto freddo? La landa desolata dell’Eur richiederebbe qualcuno (che so, uno sponsor, il comune, etc.) che si faccia carico di questo modesto benessere, dato che poi, una volta nelle griglie, c’è poco da fare.

La borsa dove riporre le nostre cose se è più che capiente appare invero estremamente fragile. Probabilmente è pensata per essere “monouso”, cioè destinata al cassonetto, date le condizioni in cui si configura alla fine. Va maneggiata come un artificiere e, nonostante ciò, può lo stesso finire sbrindellata (magari per colpa d’altri). Eppure una borsa ben fatta (e resistente all’uso del podista) potrebbe garantire un buon “ritorno” promozionale. Tutti conoscono il caso dello zaino della Maratona di Roma (di qualche edizione fa) che vedi in giro dappertutto. Quello più recente, invece, lo usano in pochi.

Uno dei vanti della RomaOstia era la gestione molto attenta dei ristori. Migliorare di più non si poteva e, quindi, il rischio poteva essere solo l’opposto. Quest’anno si infrange, infatti, un mito di efficienza. A parte il ristoro assicurato dai Running Evolution, con tanto di Banda musicale (e non mi si accusi di partigianeria), gli altri due non sono stati all’altezza: riempire i bicchieri “on demand” funziona poco con i numeri da gestire, specie al primo ristoro dove l’affluenza è notevolmente alta e tutti sono pieni di energia. L’ultimo ristoro, ovviamente, è più “tranquillo” esattamente come la minore ‘baldanza’ dei corridori (si può, pertanto, prendersela più comoda).

L’edizione n. 42 apriva lo spazio ai camminatori. Si deve essere sparsa la voce, perché ne ho visti alcuni già in strada. Non sono mancate persone che stavano proprio in mezzo alla strada, quando il buon senso minimo avrebbe consigliato il bordo della carreggiata. Qualcuno mi ha raccontato che per fare spostare una tizia dalla sua traiettoria è stata necessaria una sonora pacca sul sederone …

Dopo le poche e fisiologiche ombre, due cose che non sono per nulla sicuro da che parte vadano collocate. Restano in una sorta di purgatorio.

La prima cosa è il pubblico. Finché non arrivi ad Ostia, la presenza è scarsa. Ciò però, a ben vedere, può essere un bene: ci godiamo il tragitto in santa pace, concentrandoci solo sul necessario. Nessun distrazione all’orizzonte, ma solo l’attesa del momento in cui si riesce a scorgere il mare e, quindi, godersi la rinnovata emozione dell’arrivo.

Due parole vanno al nuovo logo. Ogni tanto va data una “rinfrescata” all’immagine. Non si è trattato, però, di un restyling, quanto di una completa riformulazione. Emblematico il commento raccolto (di soppiatto) al momento di recuperare il pettorale. “Hai visto er logo nuovo?” “Si, so’ due palle. Quelle che te fai sulla Colombo …”

Provate però a fare la prova che ho fatto io. Sostituite le “sfere” con due cuori e guardate l’effetto che se ne ricava.

Chiudiamo in bellezza con le cose più belle.

Anzitutto lo staff di quanti operano per la riuscita di questa iniziativa e non si parla, evidentemente, dei soli giorni vicini alla gara, né quello che viene gestito il giorno stesso. Sanno che sono parte essenziale di qualcosa che è più importante del personalismo.

Nonostante la leggera riduzione, si mantiene costante il trend che vede nella RomaOstia la Mezza più partecipata d’Italia, con 10.706 arrivati su oltre 13mila iscritti. Qualche infortunio ma, per fortuna, niente di troppo preoccupante, in proporzione ai potenziali rischi.

Per la gestione di questa massa di podisti (ai quali si aggiungono i 1500 della 5K ed i camminatori), la partenza ad onde – ancora una volta – funziona egregiamente. Fa piacere vedere i giovani cadetti dell’Accademia di Modena (reclutati anche grazie al loro comandante, buon mezzofondista), benché molti non abbiano ben chiaro, all’inizio, come si “resiste” alla spinta di 4-5000 persone alle spalle ... (a che serve, sennò, Antonino Balzano?). La bellezza della partenza l’avete potuta vedere nei servizi televisivi anche se esserci stati è, comprensibilmente, tutt’altra storia.

Quest’anno, poi, arride alla RomaOstia un risultato maiuscolo: quello del keniano Yego Solomon Kirwa che, con 58 minuti e 44 secondi, stabilisce la quarta migliore prestazione mondiale di sempre. Segno che il percorso è vincente, specie con quel piccolo “giro di boa” che consente di prendere le misure con lo sprint finale. E con l’arrivo (e il dopo …) degno delle maratone più blasonate.

Per parte mia, salutate Tonia, una anonima podista fiorentina, Il nostro Paoletto, Marcello ... un Pirata che promette più di quel che mantiene, un pensiero va alla compagna bancaria aiutata nel momento del bisogno e di due giovani (Walter ed Emiliano), in evidente crisi al km 16 ma che, spronati come si conviene, si portano a casa questa bella medaglia.

Un’ultima notazione: l’anticipo dell’orario di partenza si è scontato con la sveglia presto, ma è stato ripagato dal rientro in perfetta ora di pranzo (per giunta con la piacevole compagnia di Francesco ad Antonella).

Questa, se vi piace, è stata la 42esima edizione della RomaOstia.

Per nulla domi.

Ho conosciuto il mondo senza guardare, dai tuoi occhi

Ho immaginato lo spazio più profondo, nei tuoi occhi

esistono universi che si scontrano

ho visto stelle accendersi ed esplodere

pianeti che si attraggono e si uniscono

ancora mille volte e ancora

di nuovo per ricominciare

(Max Gazzé, Mille volte ancora)

[Colonna sonora: Boy, We Were Here; Joan Thiele, Save Me (Max Steel Save a Remix); L. Carboni, Bologna è una regola; Coldplay (feat. Beyoncé), Hymn for the Weekend (Ash Remix); Zayn, Pillowtalk; Sia, Cheap Thrills (Reggaton Remix); S. Gomez, Same Old Love; Naughty Boy, Runnin’ (Lose it All); Twenty One Pilots, Stressed Out (The Max Steel MixedWork); R. Rezai, I Should Be (Dani B. & Jonathan Carey Radio Remix)]

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