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Le opinioni di un runner. La Festa del Papà [ai Granai]

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 28 Marzo 2016

padre-figliaE’ la festa del papà, di un essere a malapena tollerato e, ciò, forse solo per aver contribuito a generare qualcosa-oltre-da-noi. Essendo una specie in sicura via di estinzione, insistere per lasciare un ‘segno’ su questo sasso perso nel cosmo appare come un’attività del tutto risibile. Molto presto, si farà anche a meno di noi, sicché i papà, ogni tanto, devono dare contezza della propria esistenza ai pargoli.

Piccole soddisfazioni, direte voi. Intanto, diventare papà equivale ad essere chiamati a giocare in Nazionale. Finché questo non avviene, qualcuno insisterà nel ricordare che: “Alla tua età ...”, e via discorrendo. Inutile dire che il riferimento è al coraggio nell’assunzione di una responsabilità verso qualcosa – trattasi, nel caso di specie, di un essere umano senziente – che non possa essere rimessa in discussione solo-perché-ci-va. Dopo non è più possibile tornare indietro dall’inevitabile. E questo – intendiamoci – conferisce parte di quel fascino ad un accadimento che, oltre che insensato, potrebbe essere considerato superfluo.

Poi, il ct ci “convoca” e si gioca sul serio, quella maglietta l’abbiamo indosso anche noi. Nessuno ci può più dire “Alla tua età...”. L’età è giunta, assieme ad un sotterraneo terrore che qualcosa non vada bene, che ogni satellite non compia più la sua orbita. Che la gonna sia troppo corta, il trucco troppo marcato, che ci porti a casa la fidanzata incinta, che sbatta contro un muro bevuto e fumato. Cose così. Il vero e proprio terrore, sperando che il telefono non squilli mai con una notizia nefasta.

Se le cose vanno come potrebbero, ci incammineremo verso l’inevitabile traguardo, lasciando a loro tutta la strada dove correre in piena libertà.

Così è la vita, Bellezza! Tante cose assennate (ma pallose) e poche folli (e magnifiche). La moneta è lanciata e non possiamo vedere su che lato cadrà.

Beh, poi siamo ai Granai. Dopo la RomaOstia, un tratto disintossicante per le gambette ci sta tutto. Ogni volta che vengo da queste parti mi ricordo che sono uno dei podisti che potevano fregiarsi del personal best su questo percorso. Una vicenda strana, se non fosse che correvo dietro ad un impagabile sostegno. E’ bastato seguire i suoi passi, senza pensare a nulla, soprattutto all’idea che “non si poteva”. Invece, si poteva (e si può).

In vista della partenza, anticipata alle ore 9,00, il manipolo odierno con la stessa maglia (Enzino, Massimo e Maria Laura), si godono un tragitto non così semplice, poiché costituito da un susseguirsi di alti e bassi altimetrici (soprattutto su Via del Tintoretto).

Il compagno di oggi è, però, il Ferrari ‘metro’ con il quale misurare correttamente gli sforzi, partendo dalle retrovie. Lui parte arzillo e, dopo un po’, capisco che è meglio lasciare perdere. Se ne riparlerà più avanti. Prudenzialmente resto 150 metri arretrato, confidando di restare alla stessa distanza.

Appena dopo il ristoro, ecco il Direttore. Dall’altra parte, la sequela di quelli più bravi. Anche Paoletto, in questo periodo, è in grande spolvero. Posso solo salutarlo da lontano. Flussi e riflussi del tempo andato.

Manca un chilometro e intravedo il Pelonara, un compagno che offre grandi soddisfazioni. Cerco di riprenderlo sfruttando la potenza nelle pendenze. Dopo l’ultimo giro di boa è giunto il momento della “caccia” al Ferrari anche perché so esattamente dove è possibile l’aggancio risolutivo. L’ultimo strappetto dei Granai è quello fatale, dove i più sono fiaccati. Raggiunto e superato proprio in salita è il momento della progressione che, senza esagerare, porta a completare la gara di oggi. E, poi, ora siamo in discesa (in tutti i sensi).

Questa Opinione è, Secondo dopo secondo, dedicata ai papà. A quelli che ci sono; a quelli che non ci sono più. E a quanto ci hanno lasciato. Qualcuno voglia che noi si possa fare altrettanto.

O figlia, quando leggerai queste righe,

perdona sempre tuo padre, perché, data la sua caducità,

non ha potuto fare di più, né di meglio.

Ma almeno saprai che ha provato.

Con tutte le forze che aveva.

Poche o tante che fossero.

Cadendo e rialzandosi.

Finché ha potuto.

Solo questa è la vittoria.

Null’altra.

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