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Le opinioni di un runner. Montagna/Mare/Persone (Collemar-athon 2016).

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 26 Maggio 2016

collemarathonCollemar-athon ti sfida. Il primo anno che la corri normalmente ti stende perché, seppur allenato, non potevi ponderare le reali difficoltà alle quali saresti andato incontro, a partire da un dato tanto semplice quanto pieno di insidie: il clima.

Se sei particolarmente segnato dalla sorte avversa e ti capita una giornata di “pieno” sole, puoi star certo che tutta la muscolatura non mancherà di fare un nodo al fazzoletto. In ogni caso, dopo la prima volta, ritenti perché la sfida va accolta. Più è difficile, meglio è. Nel mentre hai scoperto un mondo totalmente diverso da quello consueto.

Dalla seconda volta sei in un club che, ogni anno, si ritrova e rivive un contesto in cui la difficoltà del percorso (che, indubitabilmente c’è, senza possibilità di discuterne) è parte di un “tutto”, in cui ti ritrovi completamente immerso in un insieme di emozioni alle quali non riesci a ad abituarti. E resti sempre sorpreso, di quanto questa maratona sia affascinante.

Montagna/Mare/Persone. Tre elementi scelti, in un mucchio, a rappresentare in forma sintetica questa nostra Collemar-athon.

La Montagna (in senso metaforico dato che non parliamo del Monte Rosa) è Barchi da dove tutto comincia (riannodando i fili di una storia che, in realtà, per i più nasce a Fano). Il “ritrovo” è da tutti vissuto senza la benché minima ansia, salutando vecchi e nuovi amici, e raccontando ai “novizi” che, qui, il personale se lo scordano … ma di prepararsi ad essere piacevolmente sorpresi (altrove questo accade di rado).

Sempre va ricordato il momento, in un crescendo “fisico”, in cui la bombarda ti sommerge di coriandoli e, abbracciati da un migliaio di persone, inizia l’avventura. L’ho vista, ormai più volte, ma nessuno di noi riesce a non avere un piccolo moto di commozione.

La Montagna, sebbene in senso metaforico, rappresenta ovviamente le variazioni di altimetria. Tutti i paesi che si “incrociano” richiedono uno sforzo di elevazione. Fino al Comune di S. Costanzo (al quale confesso di aver dedicato più di un pensiero …) si sale e si scende, ora più ora meno, ma la sollecitazione non manca mai. Questo comune, poi, non “finisce” più …, alternando le parti più dure. Siamo oltre il km 24 …

Dal km 30, il passaggio di consegne. La Montagna cede il posto al Mare. Anche qui, ciò va inteso nella drastica riduzione della pendenza. Siamo a Fano, lungo il fiume, il mare e verso il porto. Per me è la parte più dura, perché ormai si è fiaccati, né è possibile immaginarsi di risparmiare le forze nella prima parte …  Del resto prima arrivi alla pianura meglio è perché tutto quello che avresti risparmiato prima l’avresti speso qui. Ma essere sparagnini in Montagna significa mettere le gambe ancora più in difficoltà. Sicché, anche se sembra controintuitivo, essere stanchi in pianura è decisamente più agevole che l’esserlo abbarbicati sulle mura di Piagge.

Il territorio qui la fa indubbiamente da padrone ma tutto ciò avrebbe ben poco senza l’anima di Collemar-athon: le persone.Queste sono il pezzo “forte” di tutto.

Per primi devono essere citati i compagni di viaggio. Questa è una maratona decisamente “sociale”: ché il piacere si condivide. Il Comandante Aureli, Enrico ed il nostro Enzino sono quella squadra con la quale vorresti correre tutte le maratone. Sul primo non aggiungo nulla a quello che già sappiamo (insieme al Pirata, quando ci sono – per me – fanno la differenza). Annoiarsi con la verve di Enrico è impossibile, mentre il nostro Enzino, anche se non “gira” a pieno ritmo, è come una costante “universale” nel tempo. E’ sempre Lui, ed arriva. Se non ce la fai, ti raccoglie sempre. Ed arriva.

Le persone più belle, sono i compagni di squadra che trovi nelle trasferte. Accanto alle signore Bancarie, non manca mai Massimo Ciocchetti in servizio pacer. Pacer, tra l’altro, dei Mar-athonTruppen di Mauro Firmani. Un pochino – diciamolo (senza nessun acrimonia) – più affidabili nella ‘tenuta’ di un percorso che richiede veri professionisti del timing. Con quelli delle 4,30 si sta a “ruota” finché si può, correndo il rischio del temuto arrivo di Giovanni Grossi …

 

Le persone lungo la strada. Quelle che corrono: i ragazzi della Fano 4 Fun, Angelo l’indiano, Paola Cenni, un “amico” dei Castelli Romani (ritrovato dopo la Mezza di Rieti), un grande Peppe Minici (terzo assoluto!). Quelle che sono in strada per noi: il sindaco di Barchi (che lo ha sentito dalla viva voce dei podisti a “cosa” partecipa), il pubblico, con o senza costume storico, i bambini, tutti quelli che ti abbracciano ai ristori e agli spugnaggi. I bicchieri di fragole a Cerasa, e due ristori fuori “conteggio”. I vigili urbani e i volontari ad ogni angolo. Alla fine, quando arrivi, tutti ti “coccolano” … dal pasta-party, a quelli della birra artigiana, alla consegna dei pacchi gara ….

 

Insomma, da Annibale Montanari in giù …

 

Per noi l’ospitalità delle persone è stata comprovata in ogni dove (dal ristorante, al bar, alla nostra Laura “Amelia”, a Chiara “Astoria” ex maratoneta), con un cenno particolare alla officiante del nostro rito che precede il rientro. Noi andiamo a prendere una piadina (con il relativo boccale di birra alla spina) da “Cioppino” (Piadina Beach), laddove si conferma una liason con la titolare che, sotto molti aspetti, è veramente impagabile.

 

P.S.: Due piccoli rimbrotti, seppur indolori. Dopo tanta fatica ti danno una medaglia di terracotta (della Società ArtigianaVasai) … per un attimo ho pensato con orrore a cosa sarebbe successo nel caso fosse sfuggita la presa …

 

La maglietta reca scritto: “La maratona delle Marche”. No questa è, e resta, “La maratona dei valori”. Su questo non si discute.

 

Dedico tutto, ancora una volta, ai compagni di viaggio, senza i quali nulla ha veramente senso nel folle e meraviglioso mondo dei podisti.

 

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