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Le opinioni di un runner. A Ravenna: tanto di cappello …

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 20 Novembre 2017

manzoni cappelli-ravenna1. - A Ravenna, tanto per cambiare, si va dal Manzoni per incrementare la collezione di cappelli (ora si sono aggiunti un “Barbisio” e due “Borsalino” vintage che fanno la loro figura). Ovviamente, la trasferta è legata alla partecipazione alla XIX edizione della Maratona, con tutto quello che ne consegue.

Anzitutto è la scusa, con il “Cappellaio”, per ritrovare le tagliatelle al ragù dei “Battibecchi” quest’anno insolitamente accompagnate da una ampia e variegata degustazione di vini. Si respira quell’aria familiare che rende la gara nulla più che un ‘accessorio’ rispetto al resto. Poi, lo sapete bene, non è così. Nonostante il clima, l’impegno resta, “segnato” dalla tradizionale cena monacale che il nostro Ferrari avrebbe, giustamente, rifiutato senza indugio.

Questa edizione è pure contraddistinta dalla prima prova, come pacer, del nostro beneamato Comandante Aureli. Fare il pacer, per un maratoneta, è come il diploma di laurea podistica. Significa che qualcuno è in grado di correre “a comando”, attività che richiede una predisposizione (e mezzi fisici) non esattamente alla portata di tutti. Per far ciò, il Nostro – giustamente ‘preoccupato’ dell’impegno preso – si è consumato di ripetute e lunghissimi, neppure dovesse puntare al personale come, invece, si preparava a fare Angelo.

2. - Questa Maratona la trovo “indovinata”. E’ al posto giusto nel periodo giusto. E funge da lunghissimo per quella di Firenze che trovo molto più impegnativa. Sicché è vissuta come se fosse una sorta di “allenamento” (benché non lo sia) da svolgersi in un contesto amichevole e suggestivo. Poche incombenze “amministrative” (in un Expo collocato a due passi da partenza/arrivo, dove – come da prassi – non poteva mancare l’iscrizione alla prossima ColleMar-athon), unite al fatto che si esce da “casa” alle 9,10 già belli e pronti…

Ogni anno, peraltro, questa gara si conferma in grado di aggiungere qualche tassello. Questa volta, non potendo contare né su Enzino, né sul citato Comandante, mi preparavo ad una corsa solitaria per gustarmi le bellezze storico/artistiche della Città, prima di affrontare quel “viaggio” di resistenza che contraddistingue i chilometri dal 21,5 al 36. Il clima non è dei migliori per via della forte umidità ma sempre meglio della pioggia e di quella sorta di bufera che sarebbe giunta il giorno dopo.

3. - Salutato prima Giovanni e poi Lisa, rispettivamente dei pacer delle 4h,30 e delle 4h,15 ero leggermente indeciso su come sarebbe andata. Finché, neppure ci si fosse dati appuntamento, ecco Annalisa con la quale ci siamo fatti compagnia dal km 7 in poi. E le Maratone sono spesso segnate da incontri. Conosciuta la sera prima, assieme al sopra menzionato Angelo, non avevo idea che fosse così agguerrita. Assecondando il piglio deciso, viene più semplice “distrarsi” e lasciar che la strada scorra da sé, con l’unico obiettivo, se ci riuscivamo, di non farci riprendere dalle belle pacer delle 4h,15.

Essendo la sua prima volta a Ravenna, la ‘preparavo’ spiritualmente a quei 15 chilometri che, a mio avviso, sono il momento più critico di questa maratona. Si tratta di un andirivieni da Punta di Ravenna su una strada in leggera pendenza. Nulla di trascendentale tranne che la lunghezza di questo tratto ti richiede di restare “vigili” perché, muro o non muro, uscendone fuori mancano ancora 7 K mentre, rimanendoci invischiati, la gara diventa una via crucis. La sensazione “plastica” è fornita dal vedere, nell’altra corsia, quelli che “rientrano” verso Ravenna sapendo che sono avanti a te di circa un’ora e mezza …

La scelta “tattica” è stata quella di rilassarci in discesa, con l’intenzione di “spingere” (per quanto possibile) in salita. Alle intenzioni – caso raro – sono seguiti anche i fatti. Complice un podista d’occasione che si è aggiunto proprio dal km 22, si viaggia con un certo brio. Tanto che ad un certo punto Annalisa rende palese che, continuando allo stesso passo, potrebbe migliorare il suo personale. Intanto l’obiettivo è quello di arrivare alla fine della salita, poi si vedrà.

4. - Dopo l’incontro fortuito emerge dunque un ulteriore elemento che è quello di assecondare un momento buono per puntare ad un risultato non preventivato. Forse è la chiave giusta: invece di correre, sin dall’inizio, con l’ansia da prestazione … visto che le cose vanno bene, tanto vale approfittarne. La “porto” fino al km 39, dove i remi tornano in banca, mentre avrei dovuto fare anch’io un ulteriore sforzo per assicurarle il risultato desiderato (ed alla portata). Solo 90 secondi circa la terranno fuori dal personale… ma se ne riparlerà, prima o poi. E con il Pirata al quale porto in “pegno” la maglietta.

Quello che conta è che, anche questa volta, l’impegno agonistico si è sommato a tutto il resto dando un risultato ben superiore alla somma degli addendi. Con il buon Enrico, il Comandante-pacer, Angelo ed Annalisa, la bellissima medaglia di Ravenna è ancora più luminosa. Dal personale al “personale”… a qualcuno sembra decisamente preferibile il secondo.

Questa cronaca, seppur sconclusionata, è dedicata a Roberto.

A Ravenna (ed alla sua Maratona) … tanto di cappello!

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