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Le opinioni di un runner. A Firenze... dieci anni son passati.

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 06 Dicembre 2017

filoTornare a Firenze. E sono passati dieci anni da quella volta vissuta sotto una pioggia battente. Come se il tempo non fosse trascorso, anche questa edizione della maratona si corre in condizioni assai disagiate.

Con il Comandante ci si prepara a “guidare” una sua collega alla prova di esordio, sicché l’attendiamo all’ingresso dell’ultima griglia fino a 5 minuti dalla partenza. Di lei, per tutta la gara, non si avranno segni di vita, ammesso che fosse possibile riconoscere alcuna fattezza, data la copertura – con la bustona di plastica – che solo pochi coraggiosi hanno abbandonato, come da prassi, in vista dell’avvio.

Tutti hanno religiosamente consultato ogni previsione disponibile con responso unanime: pioggia (e pure parecchia) tra la mezzanotte e le sette della mattina, poi tempo coperto con vertiginoso calo della temperatura e raffiche di vento. Ormai, il “meteo” possiamo pure metterlo da parte e tornare ai vaticini con le interiora di animali (magari proprio quelle dei meteorologi), visto che durante la notte, di pioggia, neppure una misera goccia.

Aspettava noi.

Alle 8,31 esatte, inizia a piovere. E comincia anche a scendere la temperatura.

Corriamo “insaccati”, ma l’acqua ed il freddo passano lo stesso. Torno indietro di dieci anni, nonostante il nuovo percorso. Percorso che a Firenze, non ha pace. A causa di consistenti lavori stradali in ogni dove, si sviluppa – da una parte all’altra del Lungarno – come quei ghirigori che si facevano, un tempo, mentre si era presi da qualche colloquio telefonico.

Si procede in cerca della “dispersa” e, soprattutto, dei pacer delle 4h,30 che hanno quasi 12 minuti di vantaggio. Se ci si riesce l’intenzione è quella di aggregarsi a loro, come “allenamento” in vista dell’impegno da pacer del Comandante, in quel di Reggio Emilia, tra due settimane.

Intanto piove e si sta a testa bassa ad evitare pozzanghere, tanto per non aggravare il disagio (ci basta ed avanza quello dalle caviglie in su). Neppure una battuta, tutti sono “presi” dalla lotta per la sopravvivenza.

“Poco prima del Km 15 avremo ripreso i pacer”. Questa previsione – del compagno – si rivela perfettamente misurata. Poco prima dell’uscita delle “Cascine”, l’aggancio è effettuato. Ci accodiamo per circa 3 km, dopodichè si procede leggermente più spediti. Prima finisce tutto, meglio è.

Il tempo, in lontananza, mostra segni di miglioramento. Nel frattempo folate di vento freddo smorzano non poco gli ardori. Dopo la Mezza – causa pit-stop – perderò il Comandante (ostacolato nelle manovre da una podista congelata in bagno). Procederò più piano, contando di essere raggiunto in 4-5 chilometri. Ma non succede nulla e riprendo ad andare. Si intravede un pallido sole che porta un sollievo più spirituale che fisico. Bagnati fino al midollo, il vento accresce il senso di fastidio.

Quella che, per me, è la parte più noiosa (cioè il giro dello Stadio di Campo di Marte), presenta uno sorpresa: proprio all’entrata dello Stadio di atletica ci troviamo di fronte ad una vera e propria piscina. Con una deviazione – che dire “ardita” non rende l’idea – riesco a superare l’ostacolo senza tuffarmi. Dal Km 35, non senza fatica, si comincia a rientrare nel centro, con il passaggio al Duomo e, poi, dietro Palazzo della Signoria. Si ritorna sul Lungarno, quello che, un paio di anni fa, sarebbe stato il chilometro finale. Col nuovo percorso, invece, l’Arrivo... non arriva.

Curve, poi curve, su ‘sampietroni’ faticosi e scivolosi, fino a Via De’ Calzaiuoli dove, l’ultima curva, finalmente conduce verso il Battistero di Piazza S. Giovanni. Anche per questa volta, nonostante la pioggia, il vento, il freddo e la fatica, in qualche modo, abbiamo portato a casa il risultato.

A proposito di “previsioni”: azzeccata quella della medaglia di questa edizione che – chiosa giustamente il Comandante – rappresenta un podista che si scorge appena, visto che è sotto la pioggia...

Pioggia o non pioggia, questa è e resterà, la maratona del mio esordio. Un moto di commozione si affaccia sempre quando – anche se spossati – si taglia questo traguardo. Un filo che lega, a sé, gli anni che passano.

- Non sei più l'uomo che ho conosciuto dieci anni fa.

- Non sono gli anni, amore, sono i chilometri.

(da I predatori dell’arca perduta)

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