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Le opinioni di un runner. (Av)Verso la Maratona di Roma 2019: quando il rischio è dietro la curva

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 19 Gennaio 2018

fantasia-disney-638x400Parliamo della Maratona di Roma. L’argomento, soprattutto per un podista capitolino, è spinoso. E, forse, solo per questo vale la pena di affrontarlo.

Credo che abbiate saputo che il Comune, nei giorni scorsi, ha approvato una mozione sulla base della quale l’organizzazione della Maratona di Roma del 2019 sarà assegnata mediante una procedura ad evidenza pubblica. Il riferimento, per chi conosce la materia, è il codice dei contratti pubblici (già codice degli appalti).

La questione è tutt’altro che semplice, in virtù di quelle solite vicende che caratterizzano l’italico modo di intendere le norme giuridiche, in cui si cerca di “mettere una pezza” solo dopo aver creato numerosi danni (due esempi analoghi: le autorizzazioni per il commercio su aree pubbliche, meglio noti come “ambulanti”; le attività degli stabilimenti balneari).

Non mancano, si diceva, le complicazioni.

Anzitutto – un primo dato piuttosto “curioso” – non è chiaro quale sia il soggetto “titolare” della Maratona di Roma. Nella normalità dei casi questa manifestazione (ma non il “nome” che è soggetto ad un regime speciale) è “costituita” da un soggetto (lasciando qui perdere di discettare sulla sua natura) che ne individua le modalità di organizzazione, sulla base delle regole del diritto sportivo, unitamente a quelle che attengono all’utilizzo di spazi pubblici. E’ – passatemi l’espressione – una faccenda “privata”, anche se di ampio e variegato interesse (pubblico e privato).

La Maratona di Roma pare sia l’eccezione alla normalità. L’opinione più accreditata – almeno a leggere la stampa (dato che sul sito del Comune è praticamente impossibile reperire documenti ufficiali) – è che sia stato il Comune, unitamente alla Fidal, a “varare” – tramite un apposito comitato – la versione attuale della gara (dato che una città può organizzarne solo una di questo tipo), favorendo la costituzione di una società finalizzata alla sua organizzazione.

Dopodiché, a parte le incombenze amministrative, ha lasciato le cose “scorrere” da sole … determinando una situazione di legittimo affidamento in coloro che vi hanno investito delle risorse, confidando di possedere almeno la “titolarità” dell’oggetto.

Se così non fosse, sorge il problema che l’assegnazione dell’organizzazione di una iniziativa di “pertinenza” del Comune richiede necessariamente il ricorso alle regole del suddetto Codice. Su questo non si può discutere, l’organizzazione è, sostanzialmente, tolte le faccende sportive che riguardano altro ordinamento, un appalto di servizi, per il quale l’assegnazione diretta rientra tra le eccezioni e non nella regola.

Tanto premesso, con tutti i condizionali d’obbligo, appaiono fondate le preoccupazioni sulla capacità (o incapacità) di questa amministrazione nel gestire adeguatamente situazioni delle quali non pare dotata della minima esperienza. Il rischio è quello di danneggiare irrimediabilmente una Maratona che, invece, avrebbe bisogno del massimo supporto (senza, però, al contempo, vedere attacchi politici dove non ve ne sono). Commento – direte – preventivamente ingeneroso se, storia recente, non si fosse operato, in via d’urgenza, per l’acquisto di “Spelacchio” (immaginandosi che, quest’anno, le festività natalizie sarebbero state decise, un paio di giorni prima, da una bolla di Papa Francesco).

Il bando riguarderà la Maratona del 2019 e, a mio avviso, se questa è un’intenzione che si voglia concretizzare già si è in ritardo, perché chiunque voglia cimentarsi nella selezione non può certo avviare i necessari investimenti la settimana prima dell’evento. Meglio, allora, ragionare realisticamente sul 2020, anche perché la stesura di un buon bando tutto richiede tranne la fretta.

Non sono neppure chiari – almeno al momento – due importanti fattori:

$1a)    il Comune intende finanziare in qualche misura l’evento?

$1b)    l’assegnazione sarà almeno pluriennale? [direi, ad occhio, triennale, se non altro per una programmazione degli investimenti e per porre qualche realistico obiettivo di valutazione di risultati che abbiano la possibilità di un minimo riscontro].

Entrambi i fattori recano precise conseguenze sulle procedure poiché possono aprire il fronte alla presenza di operatori di altri paesi europei (in quanto sarebbe illegittimo un limite “nazionale”).

La previsione di elementi di particolare “qualificazione soggettiva” (nei limiti del lecito, beninteso) potranno forse scoraggiare la partecipazione interna, ma non funzionerebbero con operatori che, altrove, sono in grado di gestire l’impatto di ben altri numeri (anche se non in un contesto storico come quello romano). Sicché al danno seguirebbe la beffa, con risorse finanziarie di cui potrebbero avvantaggiarsi operatori non italiani. Lo so, questa è una nota stonata, ma l’esempio francese di STX dovrebbe essere da monito per evitare quella che si chiama in gergo discriminazione “alla rovescia” (cioè “fessi” a casa propria e “polli” fuori casa).

Per poter ovviare a questo rischio – se si prospetta come tale – una possibile soluzione potrebbe essere quella di costituire un’ATI, ovvero un contratto di rete tra le società di servizio delle principali organizzazioni podistiche romane (tralascio i particolari ma invito ad una seria riflessione).

Così facendo, fermo restando un “azionariato” diversificato sulla base dei singoli apporti all’operazione, si potrebbero – probabilmente per la prima volta in assoluto – “condividere” la responsabilità (e gli onori), evitando, al contempo, tanto una lotta con il coltello tra i denti (poi … arriva l’organizzazione della maratona di Berlino e …), quanto una successione di “assegnazioni” in cui – non essendoci il tempo di maturazione del business – il gioco non varrà più la candela, con l’inevitabile e definitivo “collasso” della nostra Maratona.

Non so perché mi viene in mente la notoria immagine dell’apprendista stregone…

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