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Le opinioni di un runner. Maratona di Roma 2018: ritoccato il personale (negativo).

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 19 Aprile 2018

MDR 2018 10KM-553L’anno scorso ero stato profetico. Meglio la pioggia (moderata) al sole. Questo dato, da solo, è in grado di riassumere lo svolgimento della Maratona di Roma del 2018, al di là delle connotazioni di tipo personale.

Parliamo solo di queste ultime ché il resto richiederebbe fin troppo spazio.

Di questi tempi, la preparazione è quella consueta: pessima. Ma a Roma, la sorte la si tenta ugualmente. Se aspettassi di “essere preparato” a dovere per correre a due passi da casa, probabilmente sarebbe meglio lasciar perdere. Questa condotta atleticamente scriteriata reca una interessante conseguenza. La preoccupazione nei confronti dell’impegno è minima. Del resto è una storia (quasi) già scritta per cui che senso avrebbe preoccuparsi?

Con questo spirito – i proverbi direbbero: “di necessità, virtù”, ovvero l’”arroganza dell’inconsapevolezza” – ogni soluzione è statisticamente possibile. Sicché andiamo a vedere il punto, con in mano poche e mala assortite scartine.

Alla partenza si avvia una “complicità” con Stefano (in passato compagno bancario) con il quale si condivide la filosofia del “basta arrivare” (in un modo o l’altro). I primi 15 chilometri vengono corricchiati abbastanza bene, con l’obiettivo di raggiungere il km 32 e poi iniziare una luungaaa passeggiata. Molto graditi – in zona km 13 – gli “auspici” del gruppo “tifo” del GSBR.

Intorno al km 16, purtroppo, il compagno di trincea avverte un fastidio muscolare che lo induce a mollare la presa. Probabilmente sono i primi effetti di una temperatura che inizia decisamente a salire. Se, prima, il sole è nascosto dalle nubi, ora si affaccia prepotentemente. E i segni si avvertono.

Più o meno mantenendo la tempistica giungo alla Mezza. Ma i 30 sono ancora piuttosto lontani.

Intorno al km 22, un piccolo accidente compromette la macchina già di suo macilenta. Per prendere una di quelle notorie pasticche di integratore, rallento e mal me ne incolse. Il corridore dietro di me andava troppo veloce e non trova di meglio che spingermi di lato (che, col senno di poi, data la mole, è stato meglio). “Rotolo” su una macchina in sosta, per fortuna senza cadere.

Ho “assorbito” l’impatto ma il fianco contuso mi costringe a “riequilibrare” la corsa gravando sull’altra parte. Dopo circa 4 chilometri di corsa ‘sbilenca’ non so perché ho il vago sospetto che la camminata sarebbe iniziata molto prima del previsto e non oso pensare – sotto il sole – quando riuscire a rivedere il Colosseo.

La prima comprensibile reazione avrebbe ponderato l’immediato ritiro. Ma la maratona è il regno dell’imprevisto e della necessità di affrontare le complicazioni. Altrimenti c’è la “Fun run”, no?

Come al solito, giunge l’arrivo di qualche bancario. Questa volta è Adriano Lai, con il quale – tra corsa e cammino – si valica la salita della “Moschea” e ci lasciamo al Villaggio Olimpico. Le generose dosi di “refrigerante” degli addetti al soccorso medico non recano alcun conforto.

Non pensavo fosse così faticoso anche camminare. I piedi mi bruciano e la strada non passa mai. Il sole mina le energie. Mi accompagno con una bottiglietta d’acqua che, presa ad ogni ristoro, faccio durare fino al successivo.

Molti podisti accusano le condizioni climatiche. Alcuni necessitano assistenza medica.

Passa la sequenza dei pacer. Persi quelle delle 4,30, tocca a quelli delle 4,45. Nessun sussulto. Con Alessandro – a Torre Argentina - ci promettiamo di correre almeno gli ultimi due chilometri. Giungono – e spariscono – anche i pacer delle 5 ore.

La Via Crucis continua, con un senso di ineluttabile trascinamento. Alla mente si affacciano le immagini di Romero e dell’incedere dei suoi morti viventi.

Ad un passo dal Km 41 accade un colpo di scena. Stefano – che credevo ritirato da tempo – giunge inaspettatamente. Mentre io cammino a oltre 10 minuti per Km, lui ha una brillante media di 8,30. Per stargli dietro devo sforzarmi di corricchiare.

E, così, trascorse oltre 5 ore, il viaggio è terminato. Dopo tante gare sono riuscito, finalmente, a ritoccare (verso l’alto) il personale.

Mentre scrivo queste righe piove a dirotto. Quasi una beffa.

P.S.: Un pensiero affettuoso ad Orlando Pizzolato che, in quello “scatolone” della Nuvola, mi ha dedicato un suo libro. Al momento difetto – ahimé – sia di entusiasmo che di passione. Ma la bella medaglia, in qualche modo, l’ho portata a casa lo stesso.

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