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Le opinioni di un runner. La ColleMar-athon 2018 (Intera e Mezza)

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 21 Maggio 2018

rocca malatestianaCome sapete – visto che ne abbiamo parlato più e più volte – alla Barchi/Fano, altresì nota come ColleMar-athon, un podista ardimentoso non può mancare. Soprattutto questa volta dove si registrano due rilevanti novità.

La prima è costituita dal nuovo arrivo non più all’interno del porto “Marina dei Cesari”, bensì all’interno della Rocca Malatestiana (ossia nel cuore storico di Fano).

La seconda novità è rappresentata dall’affiancamento, alla maratona, anche della distanza della Mezza.

Prima di entrare nel merito di queste novità, vale la pena di dire che c’è sempre un gruppo di persone (tra le quali quelli del Club Super Marathon) che a questa maratona ci tengono e, di anno in anno, confermano la loro presenza. Un “passa parola” che funziona, al di là della dichiarata difficoltà di un percorso veramente complesso. Bellissimo, ma faticoso nel suo alternarsi di salite e discese. A queste si aggiungono le condizioni climatiche, per le quali c’è quasi da sperare nella pioggia, perché, al contrario, se fa caldo, i problemi si moltiplicano. La realtà sarà: cielo coperto (più o meno) e sole dal km 32 … insomma, un giusto compromesso. E, pure quest’anno, è fatta.

Dopo la tormentata avventura romana, non sapevo bene cosa aspettarmi tranne che, avendo fatto un lunghissimo (cammino), forse si poteva confidare in un poco di reattività. In effetti, ripromessomi di correre sempre (e, qui, non è un proposito al quale si è certi di adempiere), confidavo (a ragione) sul Comandante e la sua attitudine di “pacer” per uscire dal possibile impasse. Complice una simpatica ‘rivalità’ con uno sconosciuto Adriano, si riesce a tenere botta alle difficoltà, tirando i remi in barca solo superato il fiume Metauro.

Valicato il corso d’acqua si tratta – come si sa – della parte più difficile di questa Maratona. Non ci sono più le “alternanze” che cambiano il ritmo, la variazione di paesaggio, l’affetto delle persone nei Comuni in cui si “transita”. La parte “cittadina” è un pochino deprimente e, in qualche modo, si procede con la forza della volontà. Giunti al porto sarebbe finita la fatica, se non fosse che, da questa volta, si rientra in centro per una parte finale – di poco più di due chilometri – che non passa più (forse anche per i sampietrini e qualche metro di sterrato).

Alla fine si arriva, e ci sono persino le tribune con il pubblico (diversamente dal porto dove si era quasi solo noi podisti), colmando un “difetto” della precedente impostazione. Non sono però più tanto certo se questo cambio giovi alle gambe o meno. Di sicuro recuperare il pacco-gara con tre rampe di ripide scale di certo non è cosa semplice per le stanche membra.

In questa edizione – a parte la maglietta “staff” di cui vado fiero – vanno rimarcati alcuni aspetti. Riviste con piacere sia la Paola Cenni che, dopo tanto tempo, la Tenera Marras. Per qualcuno Chiara manca davvero ed era giusto ricordarlo. L’ospitalità è sopra ogni aspettativa. Se Enrico non può disertare, lo stesso vale per Marco.

Pranzo da antologia sabato (forse perché era il compleanno di Enrico?), seguito dall’immancabile piadina dopo-gara al Cioppino, senza la quale non si riparte da Fano.

Sulla Mezza non si è in grado di formulare un giudizio sensato. Parte da Mondolfo e, dopo circa 5-6 chilometri si “immette” a San Costanzo (cioè prima della “mitica” salita: https://www.youtube.com/watch?v=ELc67s38BEI) per poi seguire il percorso della sorella maggiore.

Probabilmente venire qui per fare solo la Mezza non fornisce una chiara dimostrazione del perché ColleMar-athon è la più bella maratona italiana. Il contrario, invece, potrebbe avere un senso per nulla disprezzabile: dopo essersi cimentati con la distanza regina, l’anno successivo … si mangia come l’amico Marco e si pensa a quanti stanno “tirando le cuoia”, godendosi una agevole versione ridotta anche se non troppo “facilitata”.

Resta, però, che a ColleMar-athon bisogna proprio venirci.

Bravo Annibale!

P.S.: Per avere una sola idea della partenza (molto approssimativa perché l’emozione non si riesce compiutamente a rappresentare) v.  https://www.youtube.com/watch?v=l-qBk3W_qL4;  https://www.youtube.com/watch?v=w58cWHGuEhw

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