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Le opinioni di un runner. (Molto) Intorno alla ColleMar-athon 2019

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 10 Maggio 2019

barchi porta partenzaEccovi l’ordine di arrivo alla ColleMar-athon: Youness Zitouni (2:39:02), Cristian Carboni (2:43:42), Giuseppe Minici (2:43:59) e …. quinto assoluto, giunge, nel comprensibile stupore generale, Marco Merli. Com’è stato possibile tutto ciò?

Facciamo un passo indietro di 36 ore.

Un gruppo ben assortito (costituito dal Comandante, il sottoscritto, Enrico Testi, l’Enzino Gianni ed il Merlino), dopo la rituale colazione in quel di Jonio, si avvia verso Fano, con aspettative chiaramente diversificate. Alcuni pronti alla distanza regina, altri intenzionati a cogliere la possibilità di “convertirsi” alla Mezza. In effetti questa “opzione”, disponibile dalla scorsa edizione, appare molto appetibile, specialmente per chi – dato il consueto meteo nefasto in colleganza con la situazione personale – non ritiene sia il caso di “tirare il collo” in quella che, a parte la metrica, non è proprio una maratona ordinaria.

Per chi non lo sa, la ColleMar-athon – a parere di chi scrive la più bella maratona italiana, tolto il contesto della nostra Capitale – da Barchi fino al ristoro del km 30 è un susseguirsi di salite e discese (più le prime). Curiosamente è la parte più faticosa, ma anche quella più affascinante, circondati dalla bellezza e dall’affetto delle persone. Dopo, si “degrada” verso Fano ed il fisico comprensibilmente provato si trova di fronte un percorso bruttarello. In ogni caso non comparabile, sotto ogni aspetto, con i precedenti chilometri.

L’introduzione della Mezza, consente ai “novizi” di prendere confidenza con il clima di “alternanze” nell’altimetria, ma solo per 6 chilometri circa. Il congiungimento con il km 27 della Maratona, all’altezza del Comune di S. Costanzo, fa sembrare tutto più bello, solo perché si è meno affaticati. Gli “anziani”, per una volta tanto, possono lasciare da parte ogni preoccupazione pre-gara e, la sera prima, magari farsi fuori pure una monumentale frittura di mare.

Al Gruppo si aggiungono Annalisa ed Angelo, anch’essi molto lieti della gara “ridotta”. La conversione deve essere stata piuttosto consistente poiché, alla fine, sono stati registrati 765 arrivati alla Maratona e ben 515 alla Mezza.

Avrete tutti notato che non sembra proprio il mese di maggio, quanto quello di ottobre. Le previsioni – ormai decisamente da archiviare nel novero delle fake news – danno pioggia, freddo e vento sin da sabato pomeriggio (invece c’è il sole). Domenica, le indicazioni (segnalate con l’80% di probabilità) dicono: pioggia – e tanta – dalle ore 11 in poi.

Per i partecipanti alla Mezza, al contrario, tranne quattro gocce, si arriverà indenni alla meta.

L’idea iniziale – anche per il concomitante compleanno di Enrico – era quella di correrla tutti assieme. Tuttavia, alle prime salite, la compagine si sfarina e con Angelo, seppur senza strafare, si decide di lasciar perdere gli altri e cercare di arrivare prima del diluvio.

Con una media dignitosa – né buona né cattiva, solo “sostenibile” – in poco più di un paio d’ore consegniamo il compitino, afferriamo la medaglia e ci rendiamo presentabili.

Inizia a piovere e comincia a fare freddo ma, ormai, tanto valeva aspettare e vedere l’arrivo della Maratona.

Ed eccovi l’ordine di arrivo alla ColleMar-athon: Youness Zitouni (2:39:02), Cristian Carboni (2:43:42) e, visibilmente sofferente, Peppe Minici (2:43:59) che non ce l’ha fatta a sverniciare il Carboni.

Quinto assoluto, giunge, nel comprensibile stupore generale, Marco Merli che nessuno si rende conto faccia parte dei partecipanti della Mezza. Sicchè, dopo Ravenna, anche questa volta viene “premiato” con una medaglia un pochino più grandina. Diciamo consona alla stazza del nostro T-Rex di Porta Maggiore. Poco ci manca che lo intervistino per una televisione locale. Ma il Nostro non ci tiene a magnificare le prestazioni, almeno finché non avrà riconseguito un peso idoneo.    

Vorremmo attendere anche i nostri prodi della maratona, ma non sembra cosa. Scelta più che saggia, alle 13 esatte comincia a grandinare e la temperatura cala improvvisamente di 5 gradi. Un pensiero a quanti ancora devono correre per circa 10 chilometri (e, si diceva, nella parte più noiosa)

Alla fine, ricompattato il Gruppo (certo è facile fare gli “splendidi” con soli 21 km), si festeggia il citato Enrico e, dopo la torta, non possono mancare piadine e birre al Cioppino. I riti son fatti per essere rispettati.

Soddisfatti si rientra a Roma.

Si effettua un piccolo bilancio. Tra i “pro”, ovviamente, l’opzione sul percorso. Poi Luca Casadei che, seppur non corra, si fa sentire. Tra i “contro”: una caotica consegna delle sacche per cambiarsi (procedura che sembrava di stare alla Caritas) e la medaglia. Da quando hanno sostituito il “Padellone” di anni passati non pare si sia ancora trovata la soluzione giusta: o è in terracotta o è di vetro, il rischio della sua distruzione non è solo teorico.      

Per passare il tempo, durante il viaggio, si ragiona sulla evidente disaffezione alla partecipazione alle gare.

La prognosi appare condivisa. L’eccesso di competizione, seppur relativa ad un insieme complessivamente inteso di schiappe, genera una scarsa partecipazione popolare. Se l’idea alla base è che si debba essere per forza competitivi (situazione propria, al massimo, di una cinquantina di atleti), nessuna Sora Pina si sentirà “in diritto” di partecipare. E con lei la massa che, in altri paesi, costituisce l’80% dei presenti.

Chiosa, a riprova, il Comandante: con 4h30 in Italia sei nella terzultima pagina dei risultati di tds; a Londra sei a metà classifica. Visto che non vi fidate, ho fatto la verifica. Nell’edizione della Virgin Money London Marathon 2019 su 49327 arrivati Mr. Craig Abbott (che potevo essere proprio io), con il tempo di 4:36:11, è arrivato alla posizione n. 24267 (La Sora Lynn Abbott, con il “vergognoso” tempo di 6:23:54, si è piazzata al n. 40529).

Insomma, a farla breve, la “competitiva” la dovrebbero correre quelli della zona “Elite” o poco più. Gli altri dovrebbero solo divertirsi… Si tratta, evidentemente, di una questione di mentalità. Inutile aggiungere altro.

Questa cronaca è dedicata al nostro Quinto assoluto.

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