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Le opinioni di un runner. (Anche) La corsa può far male

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Le opinioni di un runner
Pubblicato 18 Giugno 2019

cadere runningCon tutti i chilometri che ho corso, qualche incidente ci può anche stare. In effetti, sembra che i piedi siano, in assoluto, il mezzo di locomozione più sicuro se si tiene conto del rapporto tra detti accadimenti negativi rispetto alle ore passate (quasi) beatamente a scorazzare in giro.

Queste considerazioni si debbono – oltre che ad un paio di Tennent’s Extra – anche ad una recente caduta da autentico pirla. Sicché, in retrospettiva, metto giù, a beneficio dei posteri, qualche riga anche nell’ipotesi che, tra qualche tempo, più che i posteri siano i miei neuroni ad aver bisogno di ricostruire il passato più o meno recente.

Ebbene, la mia prima caduta è ac-caduta da fermo. Lo so è una situazione molto difficile e ci vogliono anni di dedizione per riuscire a concretizzarla.

Lo scenario è stato la Vintage Run, episodica gara di cui, forse proprio per questa sua genetica caratteristica, si è persa ogni successiva traccia. Prima della partenza intendo rafforzare l’idratazione dell’organismo ed una romana fontanella (in gergo: nasone) pare messa lì a bella posta. Sennonché, ignoti appartenenti a ben note zone transilvaniche, ivi avevano lavato dei vestiti con il noto sapone a “pezzi”.

Tutto il marmo che circondava detta fontanella risultava perciò più viscido del Cross della Caffarella dopo pioggia abbondante. Per non impattare addosso al “nasone”, mal riposta prudenza e dinamica incerta, recavano quale conseguenza un impatto su ardimentose membra poco in grado di simulare, coram populo, l’assenza di un dolore intenso, accompagnato dallo stiramento di un bicipite e di un polpaccio.

Per inciso, la gara non ne ha minimamente risentito. Tanto, più tapascione di così non si sarebbe potuto. Eppure la scusa dell’incidente era ottima allo scopo.

Il secondo accidenti, fu in quel della Tuscolana, all’altezza della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice.

Anche questa volta, a causa di una fontanella. Per colmo di ironia, non avevo neppure sete. Avevo solo deciso di cambiare direzione e, già che c’ero, bere un pochino e rinfrescare il viso poteva essere un’operazione non disprezzabile. Nel mentre, rallentando, mi avvicino alla citata fontanella, uno dei mattoni del rivestimento (quelli poggiati su substrato sabbioso), si solleva, causando una leva che i fisici indicano come “effetto catapulta”. Caduta rovinosa, con impatto sul ginocchio e braccio destro. Vecchine, intente nell’antica arte del pettegolezzo, cercano di comprendere il fatto. La vittima si tosto si ridesta, millantando la totale sicumera di chi ha tutto sotto strettissimo controllo. E, poi, bestemmiare di fronte ad una chiesa ed alle nostre attempate signore proprio non si poteva.

Da ultimo, dieci giorni prima di una maratona (per giunta, uscito per lo scrupolo di non perdere i potenziali chilometri fattibili), dirimpetto a Footworks, inopinata portanza genera un decollo, seguito da un rovinoso planaggio su asfalto più ruvido di una pelle di squalo. Risultato: palmi delle mani, ginocchio sinistro e braccio sinistro. L’atterraggio, tutt’altro che morbido, è stato accompagnato da ferite lacero contuse, con abbondante sanguinamento. A due passi da casa – giuntovi con estrema prudenza – il buon Enzo Gianni ha immaginato che fossi stato travolto da un tram.

Ma, in qualche modo, sono sopravvissuto, confermando, tutto sommato, la scarsa pericolosità dell’attività podistica. Il vero problema è stato che, in tutti e tre i casi, nei giorni seguenti si è svolta una gara tra i tanti che (senza saperlo) centravano, con insospettata abilità, unicamente le zone contuse.

[La Luna consiglia: è meglio bere a casa]

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