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Anno nuovo stile vecchio

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Scritto da Roberto De Benedittis
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Pubblicato 02 Gennaio 2012

Partiamo subito da una considerazione per sgombrare il campo da possibili equivoci. L'idea di una gara di fine anno nella Capitale, è bella ed il risultato ottenuto è più che positivo. Portare a correre alle ore 12 di un sabato pieno di impegni per tutti quasi 2000 persone su un percorso molto difficile, alla prima edizione, è un risultato eccellente. Siamo certi che nelle prossime edizioni anche gli organizzatori sapranno porre rimedio alle piccole o grandi manchevolezze che ci sono state, alcune delle quali agli occhi di un ossservatore esperto, quantomeno stupefacenti e ne sanno qualcosa coloro che hanno ruzzolato sulla linea di arrivo (vedi Gianluca Bonanni) grazie ad un passacavi che in quel posto è proprio meglio che non ci sia.

Detto questo, ci sono alcune domande che ci/vi vogliamo porre ed alle quali ognuno potrà dare le proprie risposte anche commentando questo articolo. E ci chiediamo prima di tutto se porsi queste domande sia un delitto di lesa maestà oppure un semplice ragionamento che tutti in questo ambiente dobrebbero porsi.

Prima di tutto sull'organizzazione, ossia sul fatto che sia il caso che un Comitato Regionale di Federazione possa o debba organizzare una competizione non istituzionale? Può un Comitato che amministra i soldi di tutte le società affiliate accettare il rischio d'impresa come una qualsiasi società sportiva che è pur sempre un patto tra privati? Le cose, dal punto di vista economico saranno andate molto bene, ne siamo certi, (attendiamo la solita trsparenza che si deve ad un soggetto pubblico), grazie anche alla risposta delle società stesse che hanno presenziato in modo molto più efficace dei "non tesserati".  Se fosse andata in altro modo? Se il Comitato fosse stato costretto a ripianare qualche perdita? Avrebbe dovuto attingere a fondi istituzionali e quindi ai soldi che tutte le società, attraverso le affiliazioni, i tesseramenti, le tasse gara versano al Comitato per far sì che venga organizzata l'attività istituzionale, o per far promozione all'atletica. Non certo per fa concorrenza organizzativa ad altre manifestazioni.

L'aspetto più sgradevole però è quello della propaganda e di come si è voluto raccontare questa bella iniziativa attraverso dei comunicati che si sono sempre discostati dalla realtà. Le cifre, tutti coloro che conoscono un briciolo di organizzazione sportiva possono rendersene conto, non sono mai state reali. L'ultimo comunicato, nel quale si annunciano 4000 partenti sfiora il ridicolo ed è un modo vecchio, vecchissimo di fare giornalismo, ma anche vecchissimo nel fare propaganda. Da anni ormai gli organizzatori di questa città hanno abbandonato la via del gonfiare le cifre, questo ritorno al passato non ci piace e lo condanniamo senza appello.

I 1683 arrivati (ma sono di più) sono di per se un lusinghiero risultato di cui gli organizzatori devono andar fieri. Si rischia, con questa guerra di cifre di rovinare quanto di buono si è costruito. Non c'è bisogno di congegnare numeri lontani dalla realtà, perché lo sport è soprattutto etica e l'Atletica, con i suoi tempi e le sue misure non è soggetta a bugie sui numeri. La Federazione non può e non deve barare su questo, ha un compito anche educativo, nei confronti degli atleti, delle società, degli oganizzatori. Non si dicono le bugie, altrimenti, non si pretenda di essere poi controllori, esattori nei confronti di altri soggetti che devono dichiarare gli arrivati per pagare il famoso euro per arrivato. 

Ultima nota dolente è quello del sistema di rilevamento cronometrico. Un sistema che il Comitato Regionale ha acquistato per € 8.000,00 e che dopo un anno, per la prima volta è stato utilizzato in una corsa su strada. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, basta confrontare le fotografie dell'ottimo sevizio di Maurizio De Marco su fidallazio.it , (le foto) e le classifiche pubblicate sul sito della fidal nazionale (I risultati) per accorgersi che molti di coloro che sono passati sotto il traguardo non risultano in classifica. E questo anche per i primissimi arrivati, addirittura Carletti decimo dopo Montorio e davanti a Rutigliano, risulta ritirato pur avendo regolarmente il chip sulla scarpa. Poi ci sono le inversioni con atleti arrivati davanti ad altri che in classifica sono dietro. Insomma il chip diciamo che non funziona al meglio, come altri che sono sul mercato e sperimentati da tempo.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma molti interrogativi si pongono su questa prova che tutti ci auguriamo duri nel tempo.

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