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Boston, il racconto di Gabriele Rosa "A 200 metri da me è volato tutto"

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Pubblicato 16 Aprile 2013

E' uno dei tecnici più noti nel mondo, isolato nell'albergo a ridosso del traguardo con tutti gli atleti di punta: "Siamo allibiti, eravamo appena rientrati. Ora ci dicono di non muoverci, che ci può essere ancora pericolo. Mai potevo immaginare"

Gabriele Rosa è uno degli allenatori di corsa più noti nel mondo. E' a Boston, a pochi metri dall'esplosione, con il suo team. Una sua atleta, la keniana Rita Jeptoo, aveva appena vinto per la seconda volta la maratona quando è avvenuta l'esplosione. Il suo racconto è da un albergo del centro, il Fairmont Copley Plaza, uno storico hotel ora isolato e circondato dalla polizia.

"La tensione è altissima, siamo qui in albergo in duecento tra atleti e allenatori, non sappiamo che cosa succederà. Siamo allibiti, sgomenti". Rosa è provato, come tutti quelli che stanno vivendo questi momenti drammatici, le parole escono a fatica. "La gara era stata bella, si era svolta regolarmente e Rita aveva vinto con un'ottima prestazione, aveva chiuso in 2 ore 26'25''. Eravamo appena tornati in albergo in attesa delle cerimonie e della festa". Festa che si è trasformata in tragedia.

"L'esplosione è avvenuta a duecento metri da dove ci troviamo adesso. Nella zona c'era tantissima gente, i seggiolini, le bandierine, tutto quello che appartiene al traguardo della maratona. Adesso chissà che cosa succederà, è stato sospeso tutto, siamo chiusi in albergo, ci hanno addirittura detto di restarcene nelle camere per non creare ulteriore confusione in un momento delicato. E' pazzesco". Rosa prosegue il racconto. "Siamo isolati, la polizia ha creato intorno a noi un cordone di sicurezza. Hanno bloccato tutto, anche i telefoni. Io avevo mio

figlio Federico, che è nel mio staff, da un'altra parte della città, non riuscivamo a sentirci, i telefoni erano muti. Poi, per fortuna, per qualche minuto le comunicazioni sono riprese. Ci hanno detto che potrebbero esplodere altre bombe. C'è il timore di un nuovo attacco".

La comunicazione diventa difficile. C'è giusto lo spazio per un'ultima considerazione prima che la linea sparisca. "C'è un panico composto. Nessuno sa come deve comportarsi, che cosa fare. Aspettiamo, qui in albergo. Speriamo che non succeda altro".

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