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Il mondiale 24h di Monica Barchetti

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Pubblicato 24 Maggio 2013

Le mie impressioni e la mia esperienza vissuta al Campionato del Mondo della 24 ore che si e’ svolto a Steenbergen (Olanda) nei giorni dell’11 e 12 maggio 2013.

E’ la mia 6a chiamata a vestire la maglia azzurra, nei colori della bandiera dell’Italia, ma effettive sono 5 le mie presenze in Nazionale (a Brive nel 2011 ero assente per infortunio). Poco importa il numero, l’emozione e’ sempre quella della prima volta. Per chi fa tanti sacrifici, per chi giorno dopo giorno si allena e, lasciatemelo dire, ha il piacere di completare la sua giornata con cio’ che piace, correre incontro ad un sogno e coronarlo, limitatamente a quella parte di noi che puo’ definirsi Atleta, e’ la gioia più grande che ti possa accadere.

Io corro da quando ero piccola e ho sognato tanto, per me l’atletica era parte di me. Crescendo qualche orizzonte si e’ spostato ma poi inevitabilmente quello che hai dentro non lo puoi soffocare e cosi, appena ne ho avuto la possibilita’, ho ripreso a correre ed oggi sono qui a raccontarlo.

L’altra parte di me, la Monica di tutti i giorni, non sta attraversando momenti sereni. Da un anno a questa parte non e’ stato soltanto il terremoto a sconvolgere la mia vita, ma l’impegno sta anche nel far si che le questioni e le vicissitudini personali non minino l’appuntamento piu’ importante della stagione.

Arriva il momento e siamo in Olanda. Lo staff e’ gia’ tutto riunito quando mi unisco alla selezione. Il villaggio atleti non e’ comodissimo e logisticamente incontriamo qualche difficolta’, ma tutti si danno un gran da fare per farci stare tranquilli e pensare solamente alla gara.

Novita’ 2013, gli atleti considerati d’élite di tutti i team Nazionali devono affrontare il test antidoping pre-gara. Per me e’ la prima volta e mi sento in soggezione per quanto tutto si svolge cosi’ accuratamente e pazientemente sotto le direttive del Commissario incaricato dalla IAAF. Mi dice che si sta investendo in questa disciplina alla quale vogliono dare piu’ visibilita’ e credo che questo sia un bel segnale. Anche se e’ solamente l’inizio e ci sara’ tanta strada da fare. Ma lasciamo questi pensieri a chi compete, noi siamo gli atleti e abbiamo altro da fare.

In una cerimonia ordinata e dai toni delicati si svolge la sfilata delle bandiere il venerdi pomeriggio e poi ritiro al villaggio per gli ultimi preparativi; tra un meeting tecnico, un colloquio personale ed un’ultima analisi sulla tattica di gara che andremo ad impostare, l’entusiasmo e l’adrenalina crescono. Il gruppo e’ numeroso. Gli impegni tanti e tutti da concentrare in poco tempo. Tecnicamente si sta tentando di fare passi in avanti. Ci sono stati miglioramenti ma ci vorra’ tempo per dare una forma piu’ corposa alla struttura ed oltre che parlare ci sara’ bisogno soprattutto di ascoltare.

Gli assistenti sono pronti ed a me viene assegnato Mario Ardemagni. Mi sento onorata e, forse piu’ lui di me, in imbarazzo. Come posso chiedere di passarmi l’acqua, o di prepararmi il cambio, o anche solo di darmi l’iPod a colui che e’ stato Campione del Mondo e che tuttora e’ primatista italiano della 100km? Ma e’ lui a mettermi a mio agio, con un tale entusiasmo di fare che ci mette subito d’accordo. Ci diamo tutte le informazioni e siamo pronti per partire.

Si parte e mi sento sotto osservazione, mi sento una controllata speciale ma io sono decisa e mi butto nella gara. Voglio pensare solo ad arrivare in fondo e dare tutto il possibile. D’altra parte e’ per questo che sono qui. Per dare il meglio di me, per la maglia della Nazionale.

La gara si svolge come doveva. L’organizzazione e’ impeccabile. Il percorso mi piace anche se nasconde qualche insidia sul suo tracciato ed il meteo non è proprio dalla nostra parte. Piove, poi torna il sole. C’e’ vento, fresco. Poi torna di nuovo il sole. Di notte e’ freddo. La pioggia ci bagna e noi cerchiamo di perdere meno tempo possibile. Arriva anche qualche chicco di grandine. Non ci vuole far mancare niente. Ma tutti noi andiamo avanti contro questa macchina infernale che e’ il tempo. Per qualcuno piu’ avverso che per altri. Io l’ho vissuto bene questo tempo. Per una volta era dalla mia parte e ci sono stata veramente bene. Stavo correndo, ed in questo momento e’ la liberazione piu’ grande. Sono solo io e dipende solo da me come andra’ a finire.

Tracciato cittadino fatto di tante case colorate ed addobbate a festa per noi. Basse, a misura d’uomo. Ti fanno sentire a casa tua, quando questa casa in realta’ e’ la prima volta che la visiti; ma forse, in 24 ore diventera’ anche nostra.

Tutti i compagni di squadra sono agguerriti, e come tutto questo influenzera’ ognuno di noi, cosi’ sara’ anche per gli avversari. Dei momenti di gara non ho tanti ricordi se non la mia concentrazione, ma le immagini che mi sono rimaste sono quelle della giapponese Mami Kudo che otterra’ la miglior prestazione Mondiale su strada ed alla quale e’ stato fatto un tifo sfrenato, le prime ore di gara dell’inglese Hawcker, ma soprattutto gli incoraggiamenti di tutto il team ad ogni nostro passaggio.

Ad un tratto un pensiero mi attraversa la mente e penso che la fine non arrivera’ mai. Ma arriva anche questo momento. Gli ultimi istanti di gara. Quello che si prova nel conto alla rovescia lo sentiamo solo noi. E’ difficile da spiegare ma vorresti goderteli piu’ del tempo che durano.

Della classifica non c’e’ bisogno di parlare; ci sono i siti che ne danno divulgazione. Le emozioni invece sono personali e se posso esprimere le mie, con il Mondiale alle spalle guardo avanti e credo di poter dare ancora qualcosa. Anzi, voglio dare qualcosa di piu’. La prossima volta sara’ diverso, lo so da ora.

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