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Il certificato medico sportivo in Italia: un limite per gli stranieri?

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Pubblicato 17 Aprile 2019

Certificato-Medico-immagine-1-1Alla Maratona di Vienna 1 morto, 280 atleti soccorsi, 30 ricoverati. Due morti in Sudafrica, durante l’Ironman di Domenica 7 Aprile. Sembrerebbe che, a pensarci bene, l’idea italiana del certificato medico sportivo obbligatorio non sia poi così cattiva. Ma vediamo di approfondire la questione. Dunque: nella stragrande maggioranza dei paesi europei (ed extraeuropei) il certificato non ci vuole. Nemmeno esiste la figura del medico sportivo. Fa eccezione la Francia, dove il certificato per la pratica agonistica è obbligatorio, ma può essere rilasciato dal medico di base che deve dichiarare che non vi siano controindicazioni alla pratica sportiva agonistica.

Insomma all’estero, nella stragrande maggioranza dei casi, gli atleti fanno la propria autovalutazione e sono responsabili per se stessi. In Italia questo non è possibile in quanto lo Stato Italiano, secondo quanto sancito dalla Carta Costituzionale, ha la responsabilità di tutelare e garantire la salute di ogni cittadino.

Questo comporta che, ad esempio, un atleta tedesco che vuole correre una maratona in Italia deve fare il certificato medico sportivo secondo quanto previsto dall’ordinamento giuridico italiano, ovvero : 1) la prova da sforzo; 2) l’esame delle urine; 3) la spirometria. 4) farsi fare il certificato; 5) Farselo tradurre in italiano (in Francia invece accettano certificati in lingua straniera). Quindi, a parte tutte le altre spese (tra cui anche la runcard per esempio), il nostro maratoneta tedesco dovrà spendere mediamente 200 euro in più. Eh, si, perché, all’estero, non esistendo la figura del medico sportivo, dovrà andare dagli specialisti. Uno per uno. Ovviamente questo costituisce una enorme disincentivazione e secondo molti sarebbe uno dei motivi per cui le maratone in Italia non fanno neanche lontanamente i numeri dell’estero.

Ma non è l’unico motivo: a Parigi la maratona fa da diversi anni quasi 50 mila iscritti, eppure lì il certificato ci vuole(ma può essere rilasciato dal medico di base, ricordiamolo.). Va detto che comunque anche in Italia ogni tanto dobbiamo purtroppo registrare qualche episodio tragico in gara. Tanto per dirne una, all’ultima Stramilano un atleta è stato salvato in corner, stava per essere stroncato da un infarto.

Non intendiamo esprimerci nel merito delle legislazioni dei diversi paesi. Però possiamo sicuramente affermare che dopo venti anni di Europa è indegno, al punto da essere ridicolo, che le varie federazioni nazionali non siano riuscite a trovare una normativa comune.

Un controllo medico specialistico, inoltre, andrebbe sempre fatto, a prescindere alla partecipazione alle gare, semplicemente per vivere più tranquilli, anche se si corre solo al parco.

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