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La notturna di Predazzo

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Scritto da Marco Raffaelli Redazione Romacorre.it
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Pubblicato 02 Agosto 2010

Come ogni settimana di preparazione in montagna che si rispetti, non può che concludersi che con una gara e una prova sulla lunga distanza. Dopo aver fatto tutti i compiti assegnati tra cui: allenamenti bigiornalieri, provato running park di campioni kenyani, venerdì 30 luglio, per il secondo anno consecutivo, ero sulla linea di partenza della notturna di Predazzo. Percorso tra le vie del paese, 4 giri su un tracciato da 900 metri, presenti in gara le migliori gambe della storica squadra U.S. Dolomitica. Io non avevo alcuna velleità competitiva. Partenza ore 21.50, temperatura al suolo +10, il tutto a 1000 m s.l.m. Queste le mie uniche attenuanti.

Tempo finale 16'30”. Ho provato a stare dietro al gruppo, l'orgoglio romano, giuro, che l'ho tirato fuori, ma poi ho riflettuto alle parole dell'amico Claudio Leoncini che, pochi giorni prima, mi aveva fatto capire chiaramente che in queste gare è meglio non metterci il naso. Io Decubertianamente ho voluto vedere dove sarei arrivato. Il passo degli indigeni della valle non l'ho tenuto, anzi, in serie mi hanno passato: maestri di sci ottuagenari in pensione che poco prima si stavano facendo il cicchetto al bar, mamme con bambini al seguito, amazzoni bionde dal passo invisibile, signorotti che di giorno gestiscono Garnì, ricoprono il fieno nei masi al tramonto e di notte chiudono locande a suon di bombardini. Io ho fatto del mio meglio, godendomi la serata, accusando sul finale, un dolore al petto come se mi avessero fatto correre con una bronchite cronica, ma felice di aver visto caprioli di 18 anni andare a 3,40 a km. Ragazzi che crescono a suon di polenta, sport invernali e aria pulita. Una bella esperienza anche quest'anno.

Sabato 31 luglio, la giornata era splendida, temperatura perfetta, mi sono voluto rincuorare con un lungo, 25km chiuso in 2.08. Il mio tempo, solo e felice di averlo fatto, il tutto tra i boschi del parco naturale di Panevegio, fondo stradale asfaltato, continui sali scendi. In due ore e poco più gli occhi si perdono, come i pensieri, rapiti dalla bellezza di un patrimonio mondiale che ti circonda, cosciente che tra pochi giorni tutto questo lo lascerò e mi attenderà il prossimo anno. La settimana in quota è finita, si torna ad altitudine s.l.m. Troppo poco, troppo veloce, così, il lungo di oggi è stato un saluto tra me e loro, le montagne che formano campioni, ti rendono più forte e insegnano un pezzo di vita anche ai miei figli.

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