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Il runner agronomo:Agricoltura biologica( 2^parte)

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scritto da voi
Pubblicato 21 Febbraio 2019

pesticidiDopo la seconda guerra mondiale, la pesante industria chimica di guerra andava riconvertita. Col nitrato si possono fare le bombe e i fertilizzanti, non dimenticatelo mai. Molti gas nervini funzionavano benissimo contro gli insetti. C’era la Guerra Fredda: Corea, Vietnam…I colossi che facevano soldi col Napalm erano gli stessi che facevano ricerca immettendo sul mercato pesticidi sempre nuovi, sempre più efficaci e selettivi.

Il risultato fu che nel trentennio 1940-1970 la popolazione mondiale quasi raddoppiò. Era scoppiata la cosiddetta Rivoluzione Verde. C’era più cibo per tutti, in ogni angolo del mondo, e soprattutto, era più facile produrlo. Pertanto una grossa fetta della popolazione mondiale poteva dedicarsi ad altro. Cultura, ricerca, ingegneria, istruzione, commercio, insomma c’era progresso e benessere a portata di mano. Poi accadde qualcosa. Ci si accorse che il prezzo da pagare era molto alto. Uscì un bel libro di una certa Rachel Carson, si chiamava “la primavera silenziosa”, che parlava proprio dell’impatto dei pesticidi sugli ecosistemi e sulla popolazione umana.

Ci furono gravi incidenti industriali, come quello di Seveso, e quello ancora più grave di Bophal, in India, in cui si stima che morirono in maniera orribile più di trecentomila persone (come ad Hiroshima, tanto per rendere l’idea). Negli stessi anni in Germania un certo Joshka Fisher aveva fondato un movimento “verde” che, con toni particolarmente accalorati ed aggressivi, conditi da operazioni plateali, riempiva le pagine dei giornali. L’opinione pubblica si svegliò, e iniziò a diffidare del proprio cibo. Non solo, iniziò a preoccuparsi di cosucce come specie in via di estinzione, ecosistemi, politiche ambientali.

La Comunità Europea mise a punto in quegli anni dei protocolli di “agricoltura biologica” che, con poche variazioni, sono arrivati fino a noi. Ma non avevano nulla a che vedere con l’agricoltura biologica di fine ottocento. Semplicemente, si cercava di ridurre l’utilizzo di diserbanti e pesticidi di sintesi, affidandosi a sostanze considerate (in buona o cattiva fede) “naturali”. E qui vale la pena fare una piccola digressione, per spiegare l’immenso equivoco, non affatto casuale, sulla distinzione tra “naturale” e “artificiale”. Vedete, l’amianto e l’arsenico sono sostanze naturali. Si trovano in abbondanza in natura. Ma, come tutti sanno, sono pericolosissime. Un’eruzione vulcanica è una cosa del tutto naturale, ma nessuno si sognerebbe di mettersi sulla cima del vulcano a respirare a pieni polmoni. Anche perché difficilmente potrebbe raccontarlo.

Quindi, non è che per ridurre l’impatto della chimica di sintesi si sta facendo peggio? Non è che a tagliare di netto il Nodo di Gordio, nel tentativo di ridurre l’impatto ambientale delle cattive multinazionali ci si sta affidando a imbonitori senza scrupoli, dal potere e dalla comunicazione molto più decentrati, e quindi molto più difficilmente controllabili?

Ne parleremo nella prossima puntata, dove vedremo come un immenso equivoco è divenuto un atroce inganno, ovvero di come una buona intenzione vada a lastricare, come sempre, la via dell’inferno più nero.

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