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Quando il doppio tesseramento manda in confusione.

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scritto da voi
Pubblicato 16 Maggio 2019

fagnani sammarcoPer chi non lo sapesse il Coni prevede, per ogni atleta, quindi per ogni podista, la possibilità di avere più tesseramenti con diverse ASD. Un solo tesseramento è possibile con la federazione (FIDAL) e due o più con altre ASD, affiliate ad un ente di promozione sportiva (EPS). Questa possibilità viene spesso sfruttata dagli atleti, perché fondata sul libero principio dell’associazionismo, tutelato dalla Costituzione e, secondo il quale, un individuo può associarsi con più realtà, qualora ne condivida i valori fondanti.

Capita, quindi, che molti atleti scelgano una ASD per il tesseramento FIDAL (o la run card), ma decidano di legarsi ad altre ASD attraverso il tesseramento EPS, perché magari hanno il compagno di allenamento in una determinata squadra, o per condividere una particolare gara con la medesima maglia, o semplicemente per amicizia.

Se da una parte il Coni prevede il doppio (o multiplo tesseramento), dall’altra impone regole rigide per un corretto utilizzo dei vari tesseramenti.

Innanzitutto, come già detto, il tesseramento federale può essere uno solo; inoltre, in determinate competizioni, come le maratone o le mezze maratone, si può partecipare solo con tesseramento fidal o run card. Quest’ultima regola rappresenta uno dei motivi del proliferare del doppio tesseramento negli ultimi 2 anni, poiché molti podisti, da sempre tesserati EPS con la propria ASD (non affiliata FIDAL), sono stati costretti a ricorrere al doppio tesseramento, aggiungendo quello Fidal, per poter partecipare a determinate competizioni. Altra regola, imposta dalla federazione, riguarda il completo sociale di cui è fatto obbligo nelle gare in pista, mentre per le gare “non stadia” è prevista una deroga, consentendo ai podisti di poter indossare completini anonimi, diversi da quello societario. Tale deroga non dovrà impedire ai giudici la visuale degli elementi identificativi del concorrente, pena un’ammenda a carico della società di appartenenza.

Laddove la Fidal appare flessibile sull’utilizzo della maglia sociale nelle gare su strada, non lo sono i presidenti di società che, spesso, penalizzano i propri atleti che in gara non indossano la maglia sociale, estromettendoli da eventuali classifiche interne, legate ai vari campionati sociali. Questo perché un atleta deve sempre essere riconoscibile dai propri compagni di squadra e, mostrare, al contempo, quel senso di appartenenza che è alla base di ogni associazione.

Quindi, se è vero che la Fidal chiuda un occhio, qualora un podista corra con un completino anonimo in una gara su strada, non è altrettanto vero che la Fidal consenta al medesimo atleta di indossare la maglia sociale di un’altra ASD, diversa da quella con cui si è iscritto alla manifestazione.

Negli ultimi tempi, nella capitale, si sta assistendo ad un fenomeno di migrazione di diversi atleti da una ASD all’altra, da una domenica all’altra, sfruttando, appunto, il doppio tesseramento. Fin qui nulla di irregolare.

Quando però, uno o più atleti, partecipano ad una gara Fidal, iscritti con una ASD, ma in gara indossano la maglia di un’altra società, cosa accade? Accade che ci si trova di fronte ad un comportamento non regolare, sanzionabile dalla Fidal stessa.

Questo è quello che sta accadendo a Roma tra 3 ASD: LBM SPORT, PUROSANGUE, PIANO MA ARRIVIAMO. Queste ASD hanno diversi atleti in comune, atleti che di domenica in domenica indossano la divisa di una o dell’altra squadra, cosa anomala, ma comunque ancora regolare.

Accade poi che, a forza di cambiare la maglietta, qualcuno inciampi, si confonda e finisca per iscriversi ad una competizione con una società , ma in gara indossi la divisa dell’altra ASD amica. Questa pratica non è consentita dalla Fidal che ce lo ha confermato per iscritto.

È il caso di due podisti molto conosciuti sul territorio romano, Francesco Fagnagni e Costantino Sammarco.

Il primo, tesserato Fidal con i purosangue, domenica 12 maggio, ha corso e vinto la Mami Run, come atleta della ASD PIANO MA ARRIVIAMO, indossando però in gara, la divisa purosangue, per poi indossare la divisa della squadra per cui ha corso, solo al momento delle premiazioni. In sintesi: in classifica risulta come atleta della PIANO MA ARRIVIAMO, ma ha gareggiato con completino della ASD Purosangue.

Purtroppo non è il solo caso, perché anche l’amico Costantino è inciampato nello stesso errore e , guarda caso, la stessa domenica, ma in quel di Pescara. Costantino, infatti, si è iscritto alla mezza maratona di Pescara come atleta del gruppo LBM SPORT (non potendo fare diversamente in quanto i tesseramenti eps non erano ammessi), ma in gara ha indossato il completino della ASD Purosangue, ASD per la quale non risulta avere neanche un tesseramento EPS, in quanto tale società risulta affiliata solo alla Fidal.

A questo punto alcune domande sorgono spontanee: 1) perchè alcuni atleti indossano il completino dei purosangue pur gareggiando per un’altra società? 2)perché i presidenti delle altre due ASD (LBM SPORT E PIANO MA ARRIVIAMO) consentono tale condotta? 3) perché la Fidal non interviene in merito, sanzionando le società di appartenenza, come, giustamente fa in altre occasioni?

Ricordiamo anche il caso di una giovane promessa dell’atletica, tesserato con una prestigiosa società romana molto dedita all’attività in pista, il quale ultimamente corre le gare dei campionati italiani con il completino purosangue, sul quale ha fatto stampare il logo della società di appartenenza. In sostanza, una canotta per due società. Furbi eh? Non possiamo fare il nome del ragazzo in questione, perché è ancora minorenne, ma basta fare un giro sul web per capire come possa venire strumentalizzato un ragazzo. Questa però è un’altra storia, sulla quale torneremo.

Quello che ci viene in mente è che ci siano accordi di varia natura, tra queste tre ASD e che, spostino i propri atleti come pedine a seconda della convenienza del caso.

Ricordatevi questi nomi perché se ne parlerà ancora.

Noi ci proviamo a fare i bravi, ma se i bravi non li fanno gli altri noi che ci possiamo fare? Ci tocca parlare, fare domande per capire, per avere la garanzia che la Fidal sia super partes, come lo siamo noi, senza fare sconti a nessuno, come facciamo noi. Perché se c’è una regola, va rispettata, da tutti.

Nessuno è intoccabile, ma molti sono attaccabili.

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